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| | immagini - Uno strumento nuovo: l'elaboratore elettronico | 'Il Corriere della Sera', 18 novembre 1934. L'apparizione dei robot, esseri meccanici che camminano, parlano, eseguono ordini impartiti a voce, impressiona fortemente il pubblico e crea equivoci ed illusioni sulle macchine che "pensano" o che imitano l'uomo. | | In ognuno di questi circuiti è inserito un relè (scrivete pure, se vi pare, relais, come si dice comunemente con un vocabolo francese radicatosi profondamente nelle nostra lingua scientifica, del quale io preferisco adottare, conservando il suono, una grafia italiana) che apre o chiude il circuito per effetto di una azione esterna a distanza. Nessun filo unisce l'uomo all'operatore. Questi dispone di una piccola stazione radiotrasmittente anch'essa alimentata da accumulatori; che qui a Torino è mostrata nella stessa sala ove si muove il fantoccio, ma si potrebbe anche tener nascosta perchè gli spettatori subiscano maggiormente l'inganno scenico. Ogni tasto corrisponde ad un relè ed è noto come questa corrispondenza si possa stabilire: basta ricorrere ad una diversa lunghezza d'onda. Ricordate quando Marconi accese da Roma una lampada elettrica o addirittura tutte le lampade di una intera città americana? Ebbene il segreto dell'uomo meccanico corrisponde a quel classico miracolo con la sola differenza che, invece di agire a migliaia di chilometri di distanza, qui si opera a distanza di pochi metri e, mentre nel caso di Marconi occorse una stazione trasmittente di alta potenza, per l'uomo meccanico basta un apparecchio di qualche centinaio di watt. | | |
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