Un passo innanzi nelle viscere della tecnocrazia, ed essa invade il dominio del pensiero. Ecco le grandi macchine calcolatrici elettroniche che fanno in qualche ora dei calcoli sorpassanti le possibilità dei matematici più abili. L'Edsac può realizzare in un minuto 15.000 operazioni aritmetiche delle quali 4000 moltiplicazioni; e si prevedono velocità 45 volte superiori. Se le applicazioni si trasportano a lettere anzichè a cifre, e un dizionario registrato nella macchina vi rimpiazza le tavole delle "costanti algebriche", allora ecco che essa traduce. Talaltra legge un testo scritto e lo trasforma in un codice sonoro che un cieco potrà riconoscere. E posto che la macchina assorbe il suo conduttore, così da arrivare a dirigersi, a dedurre, a scegliere da sola, essa appare come una "macchina che pensa". Da ciò l'inevitabile raffronto fra cervello artificiale e cervello umano; e il sorgere di una nuova razza di tecnocrati, i cibernetici i quali, formati da fisici e fisiologi, finiscono col quasi identificare i due organi; e non manca chi dalla macchina artificiale vuol trarre norme per meglio condurre la nostra! Ammettiamo pure che analogia v'è nel fatto che l'un e l'altro dei cervelli comportano una rete complessa di vie di canalizzazione degli impulsi: per il cervello vero dei "neuroni" ove circolano messaggi di natura elettrica; per il falso, dei tubi elettronici che danno nascita a segnali elettrici.