Il 'Corriere d'Informazione', 13 novembre 1950. A differenza di ogni altra macchina, l'elaboratore elettronico è stato costruito non per "imitare" l'uomo nelle sue funzioni manuali e fisiche, ma per riprodurne alcune funzioni - eseguire calcoli e più in generale trattare informazioni - connesse all'attività mentale e alla capacità razionale. Da qui nascono il mito della "macchina pensante" e l'equivoco del "cervello elettronico", che, alimentati da una scarsa conoscenza delle reali possibilità della nuova macchina, protrarranno il loro effetto per diversi anni.