|
| | immagini - Uno strumento nuovo: l'elaboratore elettronico | Il 'Corriere d'Informazione', 13 novembre 1950. A differenza di ogni altra macchina, l'elaboratore elettronico è stato costruito non per "imitare" l'uomo nelle sue funzioni manuali e fisiche, ma per riprodurne alcune funzioni - eseguire calcoli e più in generale trattare informazioni - connesse all'attività mentale e alla capacità razionale. Da qui nascono il mito della "macchina pensante" e l'equivoco del "cervello elettronico", che, alimentati da una scarsa conoscenza delle reali possibilità della nuova macchina, protrarranno il loro effetto per diversi anni. | | Uomo e macchina persi nelle loro malattie e anomalie si rassomigliano. Gli specialisti delle macchine "che pensano" segnalano con umorismo il carattere "coattivo" di alcune macchine, e Wiener dice che quando una di esse fa capricci o marcia male, occorre lasciarla riposare; se non basta punirla con uno scossone o addirittura cacciare entro uno choc elettrico, proprio come si fa per certi malati. Non rimane che applicarle la psicoanalisi.
Di fronte a tante analogie si comprendono gli entusiasmi dei tecnocrati. Alcuni ritengono la macchina capace persino di fabbricare il pensiero o la coscienza. Così scrivono Gestant e Aschby. Si; se non ci fossero delle differenze e dei pericoli: la famosa tartaruga elettronica, anche se capace di una spontaneità senza limiti, non sarà mai una vera tartaruga. Perchè questa è un essere vivente e noi nella tartaruga artificiale troveremo solo ciò che noi vi abbiamo messo; le macchine che pensano risolvono i problemi per i quali furono create da noi. Restano un ordigno, il cui servizio è nullo senza l'uomo che lo ha concepito. Ordigno che, è vero, insegna, o meglio, ribadisce qualche verità. | | |
|
|