|
| | immagini - Gli elaboratori della "1a generazione" | Il 'Corriere della Sera', 24 gennaio 1951 (estratto da un reportage dagli Stati Uniti di Guido Piovene). Alla sua apparizione, l'elaboratore viene accolto da valutazioni contrastanti e parziali: da un lato non se ne intuiscono le concrete possibilità di impiego né la reale carica innovatrice; dall'altro l'ammirazione mitica verso le sue capacità, che sembrano miracolose, porta all'equivoco della macchina in grado di "pensare", del "cervello elettronico". |  Pi" border="0" vspace="18"> | Apparecchi "pensanti"
Più impressionante di tutte è però la nuova macchina elettronica calcolatrice, che andrà in commercio la primavera ventura, e che, a quanto mi dicono, va immensamente più in là di quelle già esistenti. La nuova macchina, mi dicono, ha una rapidità di concezione di sedicimila addizioni al minuto secondo; la traduzione grafica, o nelle schede perforate, richiede naturalmente di più. Anche gli incompetenti sanno che altro è formulare chiaramente un problema, altro è risolverlo; la risoluzione talvolta chiede mesi, anni o decenni, dato l'enorme numero di operazioni da compiere. Con le macchine allora a nostra disposizione ci vollero per esempio durante la guerra migliaia di ore di lavoro per stabilire la struttura della penicillina: la nuova macchina lo farebbe in poche ore. Lo stesso si dica per complicati problemi riguardanti la composizione della gomma, le turbine a gas, i motori a reazione, la scoperta di nuovi gruppi petroliferi. Il progetto di un nuovo obiettivo fotografico richiede mesi di lavoro: la calcolatrice elettronica, che ho sotto gli occhi, lo ha compiuto in meno di un giorno. | | |
|
|