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Non ritenne però il Busa che questo sistema, per gl'inconvenienti che presentava, fosse da applicare alle composizioni lessicali.
Preferì macchine elettrocontabili della International Business Machines (IBM), che meglio e più compiutamente si adattavano alle necessità ed alle esigenze delle varie elaborazioni. Fece le prime prove sul terzo canto dell'Inferno dantesco, e ne descrive il procedimento anche nei più minuti particolari.
La "perforatrice" comandata dalla tastiera gli "scrisse con fori" i 136 versi su altrettante schede; e fu l'unico lavoro compiuto con l'intervento della mano dell'uomo. Gli altri successivi furono eseguiti automaticamente, con impeccabile precisione. La "macchina interprete" trascrisse i fori in lettere su la parte di scheda che egli prescelse per le ulteriori operazioni. Passò quindi le schede nella "riproduttrice", che copiò ciascuna di esse in molteplici esemplari segnando, accanto al verso ed alle citazioni, la prima, e poi la seconda, e poi la terza parola del verso, e così via. Ne risultarono complessivamente 943 schede, perchè tante sono le parole del canto: ogni parola ebbe la sua scheda, accompagnata dal contesto e dalla citazione. Preparato in tal modo il materiale della concordanza, lo trasferì alle macchine destinate a curarne l'ordinamento alfabetico.