1966. Viene presentato il lettore ottico IBM 1287, capace di riconoscere direttamente numeri e lettere scritti a mano su documenti di vario tipo. Un sottilissimo raggio di luce esplora le linee di ogni carattere, girandogli completamente intorno prima di procedere oltre: gli impulsi relativi vengono riconosciuti dalla macchina e trasmessi all'elaboratore. Su un apposito schermo appaiono i caratteri in corso di lettura.
L'accuratezza di lettura della macchina è legata solamente all'osservanza di alcune semplici regole di scrittura manuale.
Collegato al lettore ottico, l'elaboratore può accettare direttamente cartellini e moduli compilati a mano anche da persone non specializzate, quali centraliniste delle compagnie telefoniche e commesse di grandi magazzini, autisti di aziende distributrici e magazzinieri di industrie manifatturiere.
Unità a dischi magnetici IBM 2314, capace di immagazzinare complessivamente 240 milioni di caratteri immediatamente disponibili per l'elaborazione; la velocità di lettura e scrittura dei dati è di 312.000 caratteri al secondo. Nelle memorie a dischi viene creata la "banca dei dati" che immagazzina i miliardi di informazioni necessarie a descrivere la vita di un'azienda o di un organismo qualsiasi: in pochi istanti l'elaboratore localizza e fornisce la singola informazione che viene richiesta.
Unità di memoria a nastri magnetici IBM 2401. Per sfruttare la elevatissima velocità di elaborazione, memorie ausiliarie e unità periferiche vengono collegate in gran numero all'unità centrale mediante speciali canali per la trasmissione e lo smistamento dei dati. Particolare attenzione viene posta in questo periodo allo sviluppo dei dispositivi per l'immissione e remissione dei dati, attraverso i quali avviene la comunicazione tra l'uomo e l'elaboratore.