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Veduta presa sul Lago di Como




AutoreGIUSEPPE CANELLA
Verona, 1788 - Firenze, 1847
Data dell'opera1838-1840 circa
TipoOlio su tela
Dimensionicm 49 x 72
FirmaFirmato in basso a destra: "G. Canella"
InventarioInventario: p. 1478
Provenienza1985, Roma, Finarte.
FontiArchivio Cariplo, Atti 879 R 668.
Esposizioni1998-1999, Monza, Serrone della Villa Reale, Luci e colori del vero, n. 44.
DescrizioneAcquistato nel 1985 sul mercato antiquariale, il dipinto appartiene alla numerosa serie di paesaggi lombardi, uno specifico repertorio figurativo, cui Canella si dedicò dopo l'affermazione con le vedute urbane, parigine prima e, in seguito, milanesi. Collocabile quindi intorno alla fine del quarto decennio del secolo, l'immagine inquadra uno scorcio di paesaggio lacustre popolato da caratteristiche macchiette disposte intorno al caseggiato. Si tratta di un esempio tipico della pittura di paesaggio campestre di Canella, apprezzata dalla stessa critica contemporanea, come documentano le parole di Caccianiga che, nella biografia dell'artista, si soffermava proprio su questa fase della sua esperienza figurativa: "Studiò i più bei siti di Lombardia e ritrasse sempre con rara perizia questo limpido cielo, queste fertili pianure, questi amenissimi laghi. Ne' suoi paesaggi amò a preferenza la natura semplice e pastorale" (Gemme d'Arti Italiane. Album, Milano, 1847, p. 133). Risale, infatti, a questa data l'inizio di un processo di evoluzione dell'artista, riconosciuto tanto dalla critica contemporanea quanto da quella più recente: pur non rinnegando le fondamentali esperienze della sua formazione, basate sui modelli della tradizione seicentesca olandese e sulla vedutistica settecentesca veneziana, Canella intuì l'avanzare delle nuove istanze naturaliste, cui si adeguò con scelte certo non rivoluzionarie ma comunque avanzate tanto a livello europeo quanto rispetto all'ambiente milanese. Tale orientamento formale, volto ad un superamento della veduta rigidamente prospettica di Migliara, per privilegiare nuove qualità pittoriche, come la fluida stesura cromatica e la sensibilità per la resa degli effetti atmosferici, venne prontamente colto dalla critica ufficiale che, fin dal 1834, individuò "come carattere principale una splendidezza di colorito che assai bene risponder ci parve alla luce della verità" (G. Mosconi, Pubblica Esposizione di Belle Arti in Milano, in "Ricoglitore italiano e straniero", n. 10, 1834, p. 396). L'aggiornamento di Canella sulle più innovative poetiche della realtà ottenne un'accoglienza positiva anche nel mercato artistico, dove contese l'incontrastato primato di Giovanni Migliara. Stilisticamente affine al più celebre Paesaggio di Lombardia (Milano, Pinacoteca di Brera), questo dipinto illustra in modo esemplare l'evoluzione della pittura di Canella dalle rigide tipologie neofiamminghe di ascendenza migliaresca ad un'elaborazione più essenziale dell'immagine, che privilegia la resa degli effetti atmosferici e luministici evidenziando quelli che la stessa critica contemporanea definì come valori di verità: "Questo è il pittore dell'evidenza; mentre altri si affaticano a darti una sembianza della natura, ei la trasporta vergine e schietta sulla tela; si crede di vedere non l'imitazione ma proprio la realtà" (Le Glorie dell'Arti Belle esposte nel Palazzo di Brera nell'anno 1832, Milano, 1832, p. 185).
BibliografiaCatalogo dell'Asta Finarte-Dipinti del XIX secolo, Roma, 1985, n. 243;
Tesori d'arte delle banche lombarde, Milano, 1995, p. 232, ill. 430;
G. Fusari, in Luci e colori del vero, catalogo della mostra, Milano, 1998, n. 44, p. 106.
Paola Zatti

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