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L'ultimo abboccamento di Giacomo Foscari figlio del doge Giuseppe colla propria famiglia prima di partire per l'esilio cui era stato condannato




AutoreFRANCESCO HAYEZ
Venezia, 1791 - Milano, 1882
Data dell'opera1838-1840
TipoOlio su tela
Dimensionicm 165x233
Firma--
InventarioInventario: p. 1833
Provenienzagià nella Galleria del Belvedere di Vienna;
dal 1928 Milano, collezione privata (pervenuto per acquisto Galleria Scopinich).
Fonti--
Esposizioni1840, Milano, Palazzo di Brera, Esposizione annuale, n. 32;
1928, Milano, Galleria Scopinich, Romantici italiani..., n. 116;
1934, Milano, Dipinti di Francesco Hayez, n. 42;
1983, Milano, Palazzo Reale, Hayez, n. 91.
DescrizioneQuesto dipinto, uno dei capolavori della produzione hayeziana, fu commissionato nel 1838 dall'imperatore Ferdinando I, che, recatosi a Milano per la cerimonia dell'incoronazione, incontrò Hayez, con cui già nel 1836 aveva avuto un colloquio per le decorazioni della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Destinato alla galleria di opere moderne del Belvedere di Vienna, esso costituì uno dei pezzi più preziosi e innovativi della collezione reale per la quale, in quella stessa occasione, il sovrano, che visitò la rassegna annuale braidense, ordinò un nucleo consistente di opere a numerosi artisti tra cui Luigi Bisi, Teodolinda Migliara, Appiani junior, Domenico Induno, Giacomo Trecourt, Luigi Sabatelli, Giuseppe Canella, Pietro Bagatti Valsecchi, Giuseppe Bisi e Pompeo Calvi. Questa serie di commissioni costituisce un episodio significativo dell'accorta politica artistica asburgica, documentata anche dal precedente acquisto, nel 1837, da parte dello stesso sovrano, di Venere che disarma Amore di Pompeo Marchesi, dalle commissioni ad Angelo Inganni e Giuseppe Bisi del 1839 e quelle a Benedetto Cacciatori (Maria Vergine col Bambino e San Giovannino), Vittorio Nesti (La Carità) e Carlo Arienti (Episodio della Strage degli Innocenti) del 1842. Dopo il declino della monarchia asburgica, particolari contingenze finanziarie furono causa della dispersione della collezione del Belvedere; i dipinti italiani furono quindi messi all'asta nel 1928 presso Scopiziana rientrò a Milano. Essa è ispirata ad uno tra i temi più frequentati del repertorio romantico, quello dei Due Foscari, la cui fortuna è testimoniata dalla tragedia byroniana del 1821 e dal melodramma di Giuseppe Verdi del 1844. Stando a quanto Hayez stesso annotò nelle Memorie, la scelta di questo soggetto si deve ad una serie di circostanze particolari spiegate così dall'artista: "(...) mi dissero che mi avrebbero dato una commissione e che intanto pensassi ad un qualche soggetto di mio genio purché tratto dalla storia veneta. Difatti non passò due giorni e la commissione mi fu data e che dovessi presentare il soggetto, ed io senza perder tempo proposi Vittor Pisani liberato dal carcere (...). In pari tempo siccome queste cose si trattavano in Cancelleria del conte Kolowrat qual ministro dell'Interno S.E. nell'approvare il soggetto per S.M. e volendo egli stesso un mio dipinto me lo commetteva indicandomi per tema il Doge Fran.co Foscari che vede il figlio per l'ultima volta prima che questo parta per l'esilio, il quadro di gran dimensione. Il giorno appresso il segretario del detto Conte venne da parte di questo Sig.re a dirmi che il Foscari lo dovessi eseguire per S.M. beninteso con figure 2/3 che piacendogli di più pregava il suo Ministro a cederglielo quindi pel Sig. Conte il Pisani con figure piccole, così fu fissato anche con mia soddisfazione (...)" (Nicodemi, 1962, p. 183). Le ragioni di questa vicenda, che documenta l'interesse di Ferdinando I per questo particolare episodio storico, scelto come soggetto di un'altra commissione coeva affidata dal sovrano a Michelangelo Grigoletti, possono essere ricondotte ad un probabile processo di identificazione del committente nel protagonista del quadro, confermato, secondo Mazzocca, dal ritratto del sovrano (Milano, Museo del Risorgimento), realizzato da Hayez nel 1840, che raffigura un personaggio "malinconico, quasi spettrale, oppresso sotto il peso insopportabile dell'ermellino regale, simile a quello che costringe le spalle ricurve del Foscari (Hayez, 1983, p. 183). Una particolare predilezione dell'artista stesso per questo soggetto è comunque testimoniata dalla presenza di numerose varianti: Hayez aveva infatti realizzato, nel 1832, una prima versione, oggi dispersa, commissionata da Luigi Taccioli. Alla versione per Ferdinando I seguirono altre due varianti: la prima, più celebre, del 18521854, acquistata da Andrea Maffei (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti), la seconda, dispersa, realizzata per il banchiere napoletano Giovanni Vonwiller e riferibile al 1859. La fonte letteraria utilizzata da Hayez è l'Histoire de la République de Venise di Daru, un testo presente nella biblioteca del pittore nell'edizione del 1826. Rispetto però alle indicazioni del testo francese l'artista volle rievocare la suggestiva atmosfera della Venezia quattrocentesca ambientando la scena nell'angolo del portico al primo piano di Palazzo Ducale, con la chiesa di San Giorgio ancora in stile gotico sullo sfondo. La complessa regia del dipinto, che, in occasione della sua presentazione a Brera nel 1840 suscitò grande interesse, risulta basata sulla presenza centrale dell'imponente e solenne figura del doge, padre del condannato, cui si contrappone, per atteggiamento, quella del figlio supplicante. Jacopo Cabianca, autore di un commosso commento pubblicato sull'Album dell'esposizione, si soffermava in particolare sulla riuscita caratterizzazione del doge, in cui "la maestà della sventura, e l'aria generosa di una straziante rassegnazione fanno più venerabile l'antica sua testa" (Album..., 1840, p. 3). Alle due cupe e tragiche figure della moglie di Jacopo e della vecchia madre, isolate sulla sinistra, si alterna quella "elegiaca", ma ancora più patetica dei bambini. Infine, in secondo piano, il gruppo dei persecutori tra i quali "grandeggia la figura dell'inimico della loro famiglia, dell'implacabile Loredano, e rassembra una creazione del Tintoretto. — Il suo volto è barbaramente tranquillo, e né per l'allegrezza della vendetta si tradisce ne' suoi lineamenti. — Mostra con un dito la galera già pronta a ricevere l'esiliato; e quell'atto freddo e securo mette ribrezzo nel cuore" (ibidem, p. 6). Le aspettative di Hayez, che confessò la sua "certezza" di guadagnare anche "la stima dei pittori tedeschi di Vienna" (Nicodemi, 1962, p. 183), non furono deluse: il dipinto godette, infatti, di una straordinaria ammirazione negli ambienti artistici viennesi, che ne apprezzarono soprattutto l'interpretazione stilistica caratterizzata, nel gioco di tonalità calde e di trasparenti e dorate velature, da quell'impronta neoveneta, già notata dal recensore milanese, che è cifra inconfondibile di questa fase della produzione hayeziana.
BibliografiaAlbum. Esposizione di Belle Arti in Milano, Milano, 1840, pp. 1-7;
Esposizione delle opere degli artisti e dei dilettanti nelle gallerie dell'I .R. Accademia di Belle Arti per l'anno 1840, Milano, 1840, n. 32, p. 7;
I. Fumagalli, Esposizione di Belle Arti, in "Biblioteca Italiana", XCVII, aprile-giugno 1840, pp. 106-107;
G. Longoni, La protezione e l'amore alle Belle Arti, in "Gazzetta di Milano", 1840, pp. 1073-1075;
C. Tenca, in "Il Corriere delle Dame", 1840, pp. 202-203;
P.E. Selvatico, Note a La Pittura e la "Scultura in Italia", in "Rivista Europea", IV, 1841, pp. 321-335;
G. Berta, Enciclopedia artistica italiana, Milano, 1842, p. 67;
C. D'Arco, Intorno al carattere nazionale che aver debbono le arti italiane, aggiuntevi alcune osservazioni pratiche sopra varie opere esposte in Milano, dal 1837 al 1841, Milano, 1842, pp. 50-52;
Italie Moderne. Les Artistes Lombards, in "L'Artiste", I, 1843, pp. 369-370;
C. Rovani, Storia delle lettere e delle arti in Italia giusta le loro rispondenze ordinata nelle vite e nei ritratti degli uomini illustri del secolo XIII fino ai nostri giorni, Milano, 1855, p. 181;
C. von Würzbach, Hayez F., in Biographisches Lexikon des Kaiserthums Oesterreich, Wien, 1861, p. 153;
E. Poggi, Della scultura e della pittura in Italia dall'epoca di Canova ai tempi nostri, Firenze, 1865, p. 51;
T.V. Parravicini, Le arti del disegno in Italia. Storia e critica. Parte Terza. L'Evo moderno, Milano, 1870, p. 448;
G. Rovani, Le tre arti considerate in alcuni illustri italiani contemporanei, Milano, 1874, pp. 132, 134;
S. Mazza, F. Hayez, in "L'Illustrazione Italiana", III, 5, 1875, p. 74;
Cari estinti. F. Hayez, in "L'Illustrazione Popolare", XIX, 1882, p. 114;
L. Chirtani, F. Hayez, in "L'Illustrazione Italiana", IX, 1882, pp. 129-130;
G. Frasca, Primo anniversario della morte di Francesco Hayez, Elegia, Milano, 1883, p. 6;
G. Carotti, Appendice, in E Hayez, Le mie memorie, Milano, 1890, pp. 84, 91, 278;
C. Boito, L'ultimo dei pittori romantici, in "Nuova Antologia", XXVI, serie III, vol. XXXIII, 1891, pp. 297, 301;
U. Ojetti, Le belle arti dall'Hayez ai fratelli Induno, in La vita italiana nel Risorgimento 1846-1849, Milano, 1900, p. 200;
A. Melani, Pittura italiana antica e moderna, Milano, 1908, pp. 468-469;
L. Bénédite, Storia della pittura del secolo XIX, Milano, 1915, p. 412;
U. Thieme-E. Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, vol. XVI, Leipzig, p. 178;
A. Springer-C. Ricci, Manuale di storia dell'arte, Bergamo, 1924, p. 358;
Romantici italiani provenienti dalla Casa d'Austria e collezione Bolasco, catalogo della vendita alla Galleria Scopinich, Milano, 1928, n. 116, tav. IV;
C. Carrà, Adagio con Hayez, in "L'Ambrosiano", XII, 129, 30 maggio 1934;
A. Comanducci, I pittori italiani dell'Ottocento, Milano, 1934, p. 321;
Dipinti di Francesco Hayez, catalogo della mostra, a cura di G. Niodemi, Milano, 1934, n. 42, p. 49;
U. Galetti-E. Camesasca, Enciclopedia della pittura italiana, Milano, 1950, p. 1252;
M. Biancale, Arte italiana. Ottocento, Roma, 1961, p. 40;
G. Nicodemi, Francesco Hayez, Milano, 1962, pp. 182-184, 197, 204, 212;
G. Ballo, Mostra dei disegni di Francesco Hayez conservati nella Biblioteca dell'Accademia di Brera, catalogo della mostra, Milano, 1965, p. 8;
E Bellonzi, La pittura di storia dell'Ottocento italiano, Milano, 1967, p. 20;
G. Predaval, Pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura, Milano, 1967, p. 95;
A. Ottino Della Chiesa, L'arte moderna dal neoclassico agli ultimi decenni, Milano, 1968, p. 35;
S. Coradeschi, L'opera completa di Francesco Hayez, con introduzione di C. Castellaneta, Milano, 1971, n. 202c, p. 92;
Romanticismo Storico, catalogo della mostra, a cura di P. Barocchi-C. Nuzzi-S. Pinto, Firenze, 1973-1974, p. 73;
L. e E Luciani, Dizionario dei pittori italiani dell'Ottocento, Firenze, 1974, p. 241;
E Mazzocca, Invito a Francesco Hayez, Milano, 1982, pp. 116117;
Hayez, catalogo della mostra, a cura di M.C. Gozzoli-E. Mazzocca, Milano, 1983, n. 91, pp. 181184;
F. Mazzocca, Francesco Hayez. Catalogo Ragionato, Milano, 1994, n. 237, pp. 259-262.
Paola Zatti

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