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La confessione

| Autore | GIUSEPPE MOLTENI Affori (Milano), 1800 - Milano, 1867 |
| Data dell'opera | 1838 |
| Tipo | Olio su tela |
| Dimensioni | cm 173,5 x 141 |
| Firma | Firmato e datato in basso al centro: "G. MOLTENI P. 1838" |
| Inventario | -- |
| Provenienza | già nella Galleria del Belvedere di Vienna; Milano, Galleria Scopinich (nel 1928); Milano, collezione privata (fino al 1998). |
| Fonti | -- |
| Esposizioni | 1840, Milano, Palazzo di Brera, Esposizione Annuale, n. 2; 1928, Milano, Galleria Scopinich, Romantici italiani..., n. 117. |
| Descrizione | Pervenuto all'attuale collocazione nel 1998 per trattativa privata, il dipinto appartiene alla serie di opere acquistate nel 1838 da Ferdinando I per la galleria di dipinti moderni del Belvedere di Vienna. La prestigiosa commissione imperiale risulta quindi rappresentata nella collezione della Fondazione Cariplo da un insieme di opere particolarmente significative, tra cui l'Interno del Duomo di Milano di Luigi Bisi (cfr. n. 29) e L'ultimo abboccamento di Giacomo Foscari di Francesco Hayez (cfr. n. 119), che documentano esemplarmente le caratteristiche della raccolta viennese orientata sui soggetti storici, la veduta urbana e più episodicamente sulla scena di genere. Presentato alla rassegna annuale braidense del 1838, il dipinto ottenne uno straordinario successo conquistando, nonostante l'inedito soggetto, una posizione di rilievo nell'ambito della numerosa serie di opere presentate in quell'occasione da Molteni: accanto al celebre Ritratto di Ferdinando I, commissionato da Maria Luigia di Parma, e diversi ritratti maschili eseguiti per la più prestigiosa committenza internazionale, dai Belgioioso al principe Metternich, figurava una delle prime versioni dello Spazzacamino, quella di commissione Gaggi, un soggetto in seguito replicato in diverse versioni, cui la critica ha attribuito un ruolo fondamentale nell'evoluzione della pittura di genere lombarda. Anche le recensioni dell'epoca sembrano cogliere prontamente la modernità dell'interpretazione molteniana dei due soggetti di genere esposti, soffermandosi in particolare sulla Confessione che fu anche riprodotta sull'Album della mostra in un'incisione di Barni. È proprio il commento di Bermani pubblicato in quella sede ad ipotizzare che nella scelta del soggetto Molteni si fosse ispirato ad un fatto di vita contemporanea di cui il critico non fornisce però riferimenti precisi: una giovane donna, madre e moglie virtuosa, che rivela al confessore di avere ceduto alle lusinghe di un cugino. L'aspetto più apprezzato dell'opera consisteva nella maestria e delicatezza della scena, tutta contemporanea, che riusciva ad evitare facili e scadenti accentuazioni perbeniste: "Molteni (...) non volendo o non potendo tradurre in tela un grande avvenimento della vita contemporanea, si contentò di offrirne un epigramma. La fola continuamente assiepata intorno a questo quadro, gli elogi da ciascuno tributati, i discorsi che per molti giorni se ne fecero nelle private conversazioni, giustificano il pensiero dell'artista, che volle conoscere se un fatto della nostra vita potesse produrre quell'impressione, che d'ordinario è negata a quella classica maggioranza che trascina la pittura all'illustrazione di epoche che non sono le nostre. (...) Tutto è nostro e contemporaneo in quel quadro; tutto rivela un pensiero, leggiero se volete, ma quale lo richiedea un'epoca che limita la sua storia agli avvenimenti da salon, da boudoir e da confessionale, la maestria del pittore nel dare interesse e vivacità ad una scena tanto comune, ed in apparenza sì poco opportuna a somministrare ispirazione, comparve ammirabile: il pennello del Molteni accarezzò il soggetto, dimandò alla nostra società la sua fisionomia, i suoi abiti, una espressione che fosse sua, e ci donò nella Confessione un quadro i di cui originali sono veri (...). Il concetto è grazioso, e l'occhio si riposa con compiacenza su quella snella figura (...). Le ricche pieghe del semplice ed elegante vestito, e le ondulazioni della nera mantiglia, lasciano travedere un tesoro d'avvenenza, e quelle linee pure che poetizzano la bellezza, rendendola quasi inaccessibile ai calcoli dei profani: i vezzi di quel viso sì bello e sì modesto, quegli occhi nascosti dalle lunghe palpebre, quella fronte angelica, ti narrano una storia di passioni suscitate e forse divise, una storia affettuosa e interessante, abbellita da tutti gli episodi drammatici della avventura da salon, e da gabinetto (...)" (Esposizione di Belle Arti..., 1838, p. 10). Anche Ignazio Fumagalli, sulle pagine della "Biblioteca Italiana", indugiava in un lusinghiero commento che, pur rimproverando un eccessivo scrupolo nella restituzione dei dettagli di costume, tuttavia accoglieva positivamente l'inedita interpretazione del soggetto di genere che il grande formato e la preziosa resa pittorica sembravano riscattare definitivamente dai pesanti pregiudizi del passato: "Di grandezza naturale poi dipinse La Confessione cioè una giovine avvenente che si sta confessando. Un quadro di genere di questa dimensione è cosa assai rara; e questo poi non è solamente molto bello in sé, ma senza dubbio uno dei migliori dipinti del cavalier Molteni. Ben composta la figura della penitente, bellissimo il vecchio confessore: v'è una franchezza di colorito non nuova certamente all'artista di cui parliamo, ma in questo lavoro pur degna di nuova lode. In generale poi vi è molto artificio nella distribuzione della luce e delle ombre; benché sotto questo rispetto potrebbe notarsi che qualche volta la troppa cura di mettere in evidenza alcuni accessori nuoce alcun poco all'effetto del quadro e contrasta alla ragione del'arte" (Fumagalli, 1838, p. 100). Il successo ottenuto dal dipinto, accresciuto dal prestigioso acquisto imperiale, indusse probabilmente Molteni a riprendere questo soggetto nel dipinto La Comunione, oggi disperso, commissionato dal marchese Filippo Ala Ponzone e presentato all'Esposizione braidense del 1841. La riproduzione dell'opera, realizzata da Piazza per l'Album di quella rassegna, consente di verificare come Molteni avesse ripreso una scena analoga, orientata specularmente rispetto a quella precedente, utilizzando i medesimi modelli (stando a quanto riferisce Raffaele Barbiera, la figura della giovane donna sarebbe ispirata alla celebre cantante Matilde Juva Branca). Ciò lascia supporre si trattasse del pendant della Confessione, ipotesi del resto supportata dal commento pubblicato dallo stesso Album che riferisce della straordinaria accoglienza nuovamente riservata all'artista: "Maravigliosamente composto e finito (...) un'effigie prodotta dalla inspirazione artistica di un Molteni diventa un vero quadro di genere, abbellito da un prestigio incantevole di tinte, di accessori, di adornamenti, in mezzo ai quadri primeggia, grande e potente, l'idea madre della composizione (...). Chi non si è fermato attonito (...) avanti alla sua Confessione, destinata a far prova nella galleria imperiale di Vienna (...)? E chi non vede a sé novellamente dinanzi la Comunione?" (Esposizione di Belle Arti in Milano nell'anno 1841. Album, Milano, 1841, p. 59). |
| Bibliografia | Esposizione delle opere degli artisti e dei dilettanti nelle Gallerie dell'I.R. Accademia di Brera per l'anno 1838, Milano, 1838, n. 2; Esposizione di Belle Arti in Milano nell'anno 1838. Album, Milano, 1838, pp. 3-12; I. Fumagalli, Esposizione di Belle Arti nell'I .R. Palazzo di Brera in Milano, in "Biblioteca Italiana", t. XCI, a. 23, luglio-settembre 1838, p. 100; Romantici italiani provenienti dalla Casa d'Austria e collezione Bolasco, catalogo della vendita alla Galleria Scopinich, Milano, 1928, n. 117, tav. VII (come Confessionale); R. Barbiera, Diademi. Donne e Madonne dell'Ottocento, Milano, 1940, p. 11; E Mazzocca, La pittura dell'Ottocento in Lombardia, in La pittura in Italia. L'Ottocento, Milano, 1990, p. 117. |
| Paola Zatti |
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