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Dante Alighieri

| Autore | VINCENZO VELA Ligornetto (Canton Ticino), 1820 - 1891 |
| Data dell'opera | 1865 |
| Tipo | Bronzo |
| Dimensioni | cm 57 x 30 x 23 |
| Firma | Firmato lateralmente a destra: "V VELA" |
| Inventario | Inventario: sc. 125 |
| Provenienza | Milano, Società Dante Alighieri (fino al 1963). |
| Fonti | -- |
| Esposizioni | -- |
| Descrizione | Come documenta la targa in ottone collocata anteriormente, sulla base dell'opera, l'opera fu donata nel 1963 alla Cariplo dal Comitato di Milano della Società Dante Alighieri, in occasione del settimo centenario della nascita di Dante. Si tratta di una delle numerose fusioni in bronzo il cui prototipo è identificabile nel modello in gesso conservato al Museo Vela di Ligornetto (inv. 0226), probabilmente riferibile al 1857. Questa datazione è suggerita dal primo documento relativo alla realizzazione dell'opera e cioè una lettera di Massimo D'Azeglio, datata 1 gennaio 1858 (Torino, Archivio del Circolo degli Artisti), in cui lo scrittore, all'epoca presidente del Circolo degli Artisti di Torino, ringraziava Vela per la donazione di un busto di Dante, oggi disperso. Fu probabilmente da questo primo modello, non a caso conservato dall'artista nella casa-museo, che Vela trasse le numerosissime fusioni in bronzo, spesso realizzate dai fonditori milanesi Barzaghi, in larga misura riferibili al 1865: tra esse merita ricordare almeno quello conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Torino (che possiede anche una versione in marmo, probabilmente identificabile con quella esposta alla Promotrice torinese del 1860), proveniente da una collezione privata, e le fusioni della Galleria d'Arte Moderna di Milano, del Museo Civico di Correggio e del Museo Revoltella di Trieste. Il Municipio di Lugano conserva invece una versione in marmo datata 1879. Accostatosi al poema dantesco, una delle tematiche più care alla cultura romantica, con alcuni studi per l'episodio di Paolo e Francesca, di Pia dei Tolomei e del Conte Ugolino (soggetto tra i temi di concorso della scuola di scultura dell'Accademia torinese diretta da Vela dal 1856), lo scultore trovò nel ritratto dantesco uno tra i soggetti più rappresentativi delle sue posizioni patriottiche e anticlericali. Sono documentate infatti numerose occasioni in cui Vela, direttamente coinvolto, rispose proprio con la donazione di un ritratto dantesco. Ciò spiega, in parte, l'esistenza delle numerosissime versioni, in bronzo e in marmo, esistenti. Il gesto più indicativo del significato da lui attribuito all'immagine dantesca è però quello di collocare sulla facciata della residenza di Ligornetto una riduzione della statua colossale del poeta realizzata nel 1865 per la città di Padova e ancora oggi conservata al Museo Vela. Nel 1864, in occasione delle celebrazioni dantesche, Vela aveva infatti ricevuto dal Municipio di Padova l'incarico di eseguire due statue di Dante e di Giotto destinate a Prato della Valle (oggi collocate nel porticato del Palazzo della Ragione). L'opera di Padova riprendeva quelle caratteristiche fisionomiche, caratterizzate dall'espressione corrucciata e quindi allusiva della riflessione del poeta sui destini dell'Italia, già affrontate nel modello del 1857. Questo tipo di iconografia trova un significativo parallelo nella colossale statua di Dante realizzata, nello stesso 1864 a Firenze, da Enrico Pazzi su commissione di un comitato di cittadini. Fin dal 1857, anno in cui lo scultore toscano presentò il modello della statua, l'espressione conferita all'immagine, facilmente interpretabile come un severo rimprovero verso l'Italia, suscitò accese polemiche destinate a coinvolgere anche Vela, impegnato, in quello stesso periodo, nell'analogo incarico patavino. Il riscontro iconografico più pertinente è comunque identificabile nella celebre vetrata Il trionfo di Dante presentata all'Esposizione Universale di Londra del 1851 da Giuseppe Bertini, straordinario ed esemplare interprete della riscoperta romantica del poema dantesco in pittura. L'opera godette di grande successo, di pubblico e di critica, tanto da essere acquistata con una sottoscrizione pubblica e collocata nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Dante è raffigurato frontalmente, al centro della composizione, con la medesima espressione cupa e accusatoria adottata da Vela nelle diverse realizzazioni dedicate a questo soggetto. Accanto ad una matrice figurativa derivante dal purismo monacense, l'opera bertiniana rivela un legame stretto con l'esperienza hayeziana, cui del resto fu debitore Vela stesso: imprescindibile appare infatti il collegamento tanto della vetrata bertiniana quanto delle immagini dantesche di Vela con le emblematiche icone della Meditazione di Hayez e della Desolazione di Vela, entrambe realizzate nel 1851, due opere che condividono l'impostazione iconografica e il medesimo esplicito riferimento allegorico all'Italia piangente. |
| Bibliografia | -- |
| Paola Zatti |
Capitoli
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