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Amore: discorso primo




AutoreLEONARDO DUDREVILLE
Venezia, 1885 - Ghiffa (Verbania), 1975
Data dell'opera1924
TipoOlio su tela
Dimensionicm 266 x 364
FirmaFirmato in basso al centro: "Leonardo Dudreville"
In basso a sinistra verso il centro dedica: "A mia madre, a mio padre / finito il giorno 23 marzo 1924."
InventarioInventario: p. 1561
ProvenienzaVerona, Collezione Bruno Kovarich (fino al 1989). Acquistato il 28 novembre 1989 tramite la Galleria dello Scudo di Verona.
FontiArchivio Cariplo, Atti 879 R 815.
Esposizioni1924, Venezia, XIV Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, n. 4;
1936, Milano, Galleria Dedalo, Mostra di Leonardo Dudreville, n. l;
1983, Milano, Società Permanente, Mostra del Novecento italiano (1923-1933), n. 57;
1988-1989, Verona, Galleria dello Scudo, Realismo magico, pittura e scultura in Italia 1919-1925, n. 31;
1989, Milano, Palazzo Reale, Realismo magico, pittura e scultura in Italia 1919-1925, n. 31.
Descrizione"Questo mio quadro figurativo e realistico venne dopo una parentesi astrattista di qualche anno (...) Esso rappresenta lo spaccato di un palazzo veneziano visto di notte, con le diverse famiglie e vari episodi riferentisi ai molteplici aspetti dell'amore (...) Questo quadro (...) è rimasto sul cavalletto, nel mio studio, per più di tre anni. Naturalmente non ho lavorato sempre ad esso esclusivamente, si capisce (...) Ma certamente, per la sua mole, le sue ventisette figure, le sue architetture e tutti gli studi preparatori che ho dovuto fare per eseguirlo, posso ben considerarlo ancor oggi l'opera di maggior lena e fatica da me realizzata."
Così, nelle sue memorie, Dudreville descriveva quest'opera, la sola con cui si presentò alla mostra Sei pittori del Novecento nell'ambito della Biennale del 1924. Amore: discorso primo rappresentava infatti il dipinto di maggior impegno dopo il ritorno ad una pittura realistica, inaugurato nel 1919 con il Caduto. E i molti studi e bozzetti preparatori lo testimoniano: eseguiti tanto per i personaggi (il marinaio, il marinaio con la prostituta, l'uomo alla pianola, l'autoritratto con bicchiere, i bimbi che giocano, la donna del vicolo, il padre che muove il sonaglino) che per grandi e piccoli particolari (la pianola, i giocattoli, lo specchio, la tenda). L'intento narrativo è chiaro, preciso. Ideata come un grande polittico, in ognuno dei sei scomparti è rappresentato uno o più aspetti dell'amore, in una sorta di tableau vivant d'altri tempi: l'amore coniugale e l'adulterio, l'amore animale (i colombi nella gabbia, i gatti sul cornicione) e artistico (la statua di Amore e Psiche di Antonio Canova), l'amore sacro (nella Madonna col Bambino appesa alla parete in alto), e quello profano, l'amore nelle varie età, da quella infantile a quella senile, l'amore desiderato, inappagato o dimenticato.
E probabilmente per una maggior aderenza al vero che Dudreville ritrasse tra i personaggi se stesso, nel riquadro in alto a sinistra, con il bicchiere, come nello studio prima citato; suo padre, intento a leggere il giornale, in alto a destra; Marcella, la sua prima compagna, in alto al centro con il bimbo; protagonisti, questi ultimi, di due ritratti eseguiti nello stesso periodo (cfr. Mio padre, 1924 e Ritratto di Marcella, 1923, in E. Pontiggia, a cura di, 1997, pp. 156-157). E un rimando autobiografico può leggersi anche nella scelta dell'ambientazione, Venezia, città natale sua e dei suoi genitori, ai quali l'opera è dedicata.
Se Nebbia la definì "ingeniosissima, greve di concetto", la Sarfatti, proprio lei, la corifea del gruppo di Novecento, la giudicò "troppo vasta (...) e narrativa e dimostrativa più che non pittoresca e plastica." Nel significato che queste parole assumono sul piano stilistico, più che nei dissidi politici, va ricercato il motivo delle dimissioni, poco dopo l'inaugurazione della Biennale, di Dudreville da Novecento.
BibliografiaCatalogo della XIV Esposizione Internazionale, Venezia, 1924, p. 77, tav. 81;
U. Nebbia, La XIV Esposizione d'Arte a Venezia, Bergamo, 1924, p. 15;
E Sapori, La XIV Esposizione d'Arte Internazionale a Venezia, in "Nuova Antologia", 1° ottobre 1924;
M. Sarfatti, in "Rivista illustrata del popolo d'Italia", 30 aprile 1924;
E Sapori, in "Vita artistica", marzo 1926;
Leonardo Dudreville, catalogo della mostra, Milano, 1936, p. 13;
V. Costantini, Architettura, scultura, pittura contemporanea europea, Milano, 1951, p. 71;
M. Lorandi in R. Bossaglia, Il Novecento Italiano, Milano, 1979, p. 218 (II ed. 1995);
Il Novecento italiano (1923-1933), catalogo della mostra, Milano, 1983, p. 314, tav. 57;
Leonardo Dudreville, Opere su carta 1905-1967, catalogo della mostra, Milano 1984, p. 62, ill.;
V. Rivosecchi in Realismo magico, pittura e scultura in Italia 1919-1925, catalogo della mostra, Milano, 1988, pp. 208-211, 213, 277;
G. Anzani, C. Pirovano, La pittura in Lombardia nel primo Novecento, in La pittura in Italia. Il Novecento, Milano, 1991, p. 152, tav. 215;
E. Pontiggia, in Leonardo Dudreville, catalogo della mostra di Milano, Verona, Monza, Milano, 1994, pp. 24, 25, ill. 26;
E Fossa Margutti, in Tesori d'arte delle banche lombarde, Milano, 1995, p. 400, ill. 796;
Venezia e la Biennale. I percorsi del gusto, catalogo della mostra di Venezia, Milano 1995, p. 79;
E. Pontiggia (a cura di), Da Boccioni a Sironi. Il mondo di Margherita Sarfatti, catalogo della mostra di Brescia, Milano 1997, p. 61, 156;
E. Pontiggia in Il disegno di Dudreville, il realismo di Dudreville, catalogo della mostra, Monza, 1997, p. 6;
M. Bona Castellotti, Breve itinerario tra le opere d'arte della Cariplo, in "La Ca' de Sass", numero speciale, s.d., p. 32, tav. 38.
Leo Lecci

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