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Poesia - Pre Ande a Mendoza




AutoreLUIGI ZAGO
Villafranca (Verona), 1894 - Mendoza (Argentina), 1952
Data dell'opera1949
TipoOlio su tela applicata su cartone
Dimensionicm 49,5 x 69
FirmaFirmato e datato in basso a destra: "LUIGI ZAGO 1949 / MENDOZA"
InventarioInventario: p. 927
ProvenienzaAcquistato il 15 ottobre 1968 presso l' Unione Internazionale Vedove d'Artisti tramite Maria Martinelli Zago.
FontiArchivio Cariplo, Atti 879 R 381.
Esposizioni--
DescrizioneSul retro del dipinto, un soggetto di paesaggio tipico del periodo argentino, sono applicati un ritratto fotografico di Zago e il catalogo della mostra personale tenuta al Palazzo della Gran Guardia di Verona nel 1953. Oltre all'etichetta espositiva dell'Unione Internazionale Vedove d'Artisti e al timbro a inchiostro delle Dogane Argentina e di Genova, vi si trova l'iscrizione, parzialmente leggibile, forse titolo originale del quadro, "Mendoza / Poesia tricroncia". Questo fenomeno è piuttosto ricorrente all'interno di tutta la produzione dell'artista.
La natura colta nella sua incontaminata purezza è uno dei temi ricorrenti del paesaggismo di Zago, che lo accompagna dalle prime prove, legate all'esperienza diretta e appassionata delle montagne trentine — il pittore aveva partecipato alla Grande Guerra e amava tornare, con altro animo, nei luoghi del conflitto —, agli ultimi dipinti, eseguiti in Argentina intorno al 1950.
La veduta del Lago di Misurina cade nel periodo in cui, dopo la partecipazione alla Biennale del 1928, l'artista era ritornato dove aveva combattuto, ripercorrendo a piedi montagne e valli già conosciute, "col solo bagaglio della cassetta e della tavolozza, di balza in balza, di croda in croda, di trincea in trincea; li interrogò, li riscoprì attraverso le prospettive determinate da due lustri di nuove esperienze e ne fermò gli aspetti e le significazioni più profonde ed essenziali sulle sue tele. Si accostò alle pietraie del Carso, alle vette delle Dolomiti, alle pendici del Grappa e del Montebello, con animo religioso, come a un immenso altare" (G. Latronico, Luigi Zago da Villafranca, Milano, 1977, pp. 5-6). Di quasi un decennio più tardi è Passo Sella in Trentino: un'opera che appare di più solida strutturazione, molto luminosa, basata sul forte contrasto delle luci e delle ombre e dei colori: il blu carico e profondo del cielo, i marroni rossastri e le terre di diverse tonalità della montagna. Colori dell'inverno e colori della primavera rivivono, invece, in Pianura lombarda d'inverno e Paesaggio biellese. Alla radicale differenza cromatica delle due opere fa da contrappunto il medesimo schema compositivo, basato sulla linea dell'orizzonte che s'incrocia con le verticali degli alberi e sulla quale convergono, a suggerire prospettiva e profondità, solchi nel terreno — ruscelli, sentieri, segni lasciati da carri — nella parte inferiore dei quadri. Con i lavori argentini di analogo soggetto Zago sposta la sua attenzione verso un mondo caratterizzato dalla grandiosità di una natura esotica, dove lo sguardo si perde all'infinito, e dalla sua lussureggiante rigogliosità. È il caso di Poesia - Pre Ande a Mendoza, del 1959, e di Giardino tropicale a Mar del Plata, di poco successivo. In quest'ultimo l'artista ci propone la visione di un tranquillo e assolato angolo di vegetazione nella famosa località argentina sulla costa atlantica. La nostra attenzione, dapprima attratta dalla svettante palma in posizione quasi centrale, è poi indotta a soffermarsi sulla rigogliosa macchia di alberi e cespugli fioriti, ove, per un breve tratto sulla destra, si snoda un vialetto. L'azzurro del cielo è appena un'intuizione, così come le leggere macchie di diversi colori dei fiori. Zago appare fortemente stimolato dalle continue variazioni cromatiche del verde delle diverse specie vegetali e dai giochi di luci e di ombre prodotti dal sole tropicale.
Bibliografia--
Francesca Paola Rusconi

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