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Rilievo con Antinoo raffigurato come silvano

| Autore | Antonianos Di Afrodisia |
| Tipo | Marmo pentelico decorato a rilievo |
| Dimensioni | Alt. cm 143; largh. all'estremità superiore cm 68,7; all'estremità inferiore cm 63,5; spess. cm 8 |
| Ubicazione | Roma, Agenzia di via F. Crispi |
| Inventario | Inventario sc. 216 |
| Stato di conservazione | Buono se si eccettuano alcune piccole lacune. Mancano infatti l'estremità del mignolo della mano destra, del pollice e dell'indice di quella sinistra. La lastra, spezzata in due frammenti, risulta ricomposta già in antico. |
| Storia dell'opera | Il rilievo fu rinvenuto tra i resti di una villa romana nell'ottobre del 1907 a Torre del Padiglione nella campagna di Aprilia (ma, al momento del rinvenimento, di Cisterna), in provincia di Latina. Inizialmente di proprietà dell'Istituto dei Fondi Rustici, poi Istituto per la bonifica dell'Agro Pontino, entrò il 31/12/1967 nel patrimonio dell'IBI, dal quale passò in data 19/12/1991 in quello della Cariplo. Opera sottoposta a vincolo (DM 24-9-1943 ai sensi della legge n. 1089/1939) |
| Sistemazione cronologica | 130/138 d.C. (fermi restando i limiti cronologici per le immagini di Antinoo tra il 130, data della sua morte, ed il 138, anno del decesso di Adriano, dopo il quale cesserebbero le manifestazioni di culto nei confronti del primo). |
| Collocazione stilistica, attribuzione e significato storico | Sin dalle prime pubblicazioni apparse poco tempo dopo la scoperta (cfr. Rizzo e Gauckler) il giovane raffigurato nel rilievo venne identificato con Antinoo, l'amasio dell'imperatore Adriano, nativo della Bitinia ed eroizzato dopo la morte avvenuta nel 130 d.C. nelle acque del Nilo. Ad eccezione del Gauckler (1908, p. 338) che vedeva in questa raffigurazione Antinoo nelle vesti di un neos Dionysios, la maggior parte della critica è incline a riconoscervi Silvano, divinità italica dei boschi e dei pastori, la cui sfera di influenza si estese, tra l'età tardorepubblicana e imperiale, anche ai campi coltivati e ai giardini. Il falcetto, il cane, la corona di pino e l'altare sarebbero elementi inequivocabilmente riconducibili a questo dio. Carinci (scheda RA della SBA di Roma) segnala tuttavia che, nonostante innegabili assonanze, sussistono delle differenze rispetto all'iconografia di Silvano. Ad esempio, la veste indossata da Antinoo, con la manica destra non infilata per lasciare il braccio più libero nei movimenti, non ricorre nelle immagini di questa divinità, ma piuttosto nelle figure di contadini e pastori elaborate nel periodo ellenistico; Antinoo è poi rappresentato a piedi nudi, mentre il dio reca generalmente calzari. L'assimilazione ad una divinità agreste, di importanza minore, non è, nella numerosa serie di raffigurazioni di Antinoo, un fatto isolato. Sotto le spoglie del dio Vertumno (cfr. Clairmont, 1996, p. 46, n. 25) il giovane bitinio è raffigurato nel noto rilievo di Villa Albani, mentre forse nelle vesti del dio pastore Aristeo è nella statua del Louvre (cfr. Clairmont, op. cit. in bibl., p. 46, n. 223, tav. 19). La scoperta di un rilievo con Antinoo nelle vicinanze dell'antica Lanuvium assume particolare importanza alla luce di altri rinvenimenti. Da questa città proviene un'iscrizione (Dessau, I.L.S. 7212) che menziona un collegium salutare cultorum Dianae et Antinoi. L'epigrafe, datata al 136 d.C., attesta per l'anno 133 l'istituzione di tale corporazione e l'esistenza di un tetrastylum Antinoi. Le fonti storiche indicano Lanuvium come luogo di soggiorno per la corte imperiale e città che diede i natali a imperatori, come Antonino Pio (cfr. Capitol. Vita Pii) e Commodo (cfr. Lamprid. Vita Commodi). Probabilmente anche il proprietario della villa tra i resti della quale fu rinvenuto il rilievo era assai prossimo all'ambiente di corte. l'opera è unanimemente considerata dagli studiosi di arte antica di notevole pregio per l'acribia dimostrata nella resa di ogni minimo dettaglio e per il richiamo classicistico alla produzione di stele funerarie attiche del V sec. a.C. Rinvii a modelli elaborati nell'arte ellenistica sono invece alcune notazioni di tipo paesaggistico, come l'altare e il tralcio di vite sullo sfondo. Particolarmente importante per la conoscenza della natura e della composizione etnica delle botteghe che lavoravano il marmo a Roma e nell'Italia centrale in epoca medio imperiale è la firma dell'artista che eseguì l'opera con l'indicazione della città di origine: Afrodisia di Caria. Un tentativo di inquadrare la personalità di Antonianos e la sua produzione artistica è stato compiuto dalla Squarciapino (1943, pp. 30 ss.), la quale riconduce alla sua bottega, se non alla sua stessa mano, un rilievo con menade e caprone dalla via Statilia (cfr. da ultima P. Rondini, Rilievo con menade e capro, in Museo Nazionale Romano. Le Sculture, I,1, Roma 1979, pp. 100-104, n. 77) e una testa di Antinoo da Villa Adriana. Dubbi permangono circa la collocazione originaria dell'opera. Il Rizzo ipotizzava il suo impiego in una sorta di edicola (cfr. Rizzo, 1908 (1909), p. 5), mentre il Gauckler (1908, p. 346) pensava che essa fosse semplicemente incastrata in una struttura muraria. |
| Descrizione | Lastra di forma rettangolare leggermente rastremata verso il basso. Una semplice cornice, costituita da un listello e da una gola, profila lungo i lati lunghi e il lato breve superiore il campo del rilievo occupato da una figura maschile rappresentata con il volto di profilo verso sinistra, stante sulla gamba destra e con la sinistra leggermente flessa e spostata lateralmente. Indossa una tunica esomide dalle maniche corte e larghe. Di queste solo la sinistra è infilata sul braccio giungendo sino all'altezza del gomito; la destra invece ricade al di sotto dell'ascella, lasciando intravvedere parte del petto. Il tessuto della veste, stretta ai fianchi da una cinta, si arriccia in morbide pieghe verticali in prossimità del fianco destro, mentre assume una forma a V nelle vicinanze della zona pubica, sottolineando la posizione delle gambe. La corta tunica è impreziosita in prossimità dell'orlo inferiore da una sottile duplice linea incisa, che ritorna anche nella terminazione inferiore della manica sinistra. Il giovane ha il braccio sinistro mollemente disteso lungo il fianco e tratteneva nella mano un attributo ora scomparso; solleva il destro brandendo nella mano un falcetto dalla lama ricurva in direzione di un tralcio di vite che compare sullo sfondo del rilievo. Ha il capo cinto da un ramoscello di pino e una folta capigliatura a ciocche rigonfie. Presso la gamba sinistra è raffigurato un cane, di media statura, dal muso aguzzo e dalle orecchie appuntite. Anche l'animale è rappresentato di profilo, con la bocca socchiusa e il muso rivolto verso la mano del giovane. In prossimità della gamba destra è rappresentata una piccola ara su alto zoccolo con base e cimasa profilate da una sequenza di gole e listelli, con terminazione superiore a forma di pigna. Ai lati di questa sono visibili due pomi o melograne e un frutto di forma allungata. Sulla fronte dell'ara è incisa su tre linee alte cm 1,5 la firma dell'artista autore del rilievo: ANT‡NIAO A PO EICIEYC E OIEI |
| Iconografia | |
| Valutazione generale | Opera di alta qualità artistica e di notevole rilevanza per la dichiarata paternità. |
| Bibliografia | G.E. Rizzo, "Torre del Padiglione. Rilievo marmoreo di Antonianos di Afrodisia rappresentante Antinoo-Silvano", Notizie degli Scavi, 1908, pp. 48-52 G.E. Rizzo, "Antinoo-Silvano. Stele scolpita da Antonianos di Afrodisia", Ausonia, III, 1908 (1909), pp. 3-17 G.E. Rizzo, in Brünn, Buckmann, Denkmäler griechischer und ramischer Skulptur, 1912, testo alla tavola 635 P. Gaukler, L'Antinous du sculpteur Antonianos d'Aphrodisias, in C.R.A.I., 1908, pp. 338- 347 P. Arndt, Glyptothek Ny Carlsberg, München 1912, tavv. 161- 169 G. Lippold, Kopien und Umbildungen griechischer Statuen, München 1923, pp. 105, 192 sgg. E. Hölscher, Das Bildnis des Antinous, Diss. Würzburg 1933, p. 37 J.B. Toynbee, The Hadrianic School, Cambridge 1934, p. XXV R. West, Römische Porträtplastik, Il, München 1941, n. 2 M. Squarciapino, La scuola di Afrodisia, Roma 1943, pp. 29-33 C. Seltmann, "Greek Sculpture an Some Festival Coins", Hesperia, XVII (1948), pp. 80-85, tav. 27,7 C. Seltman, Approach to Greek Art, London 1946, tav. 95 H. 'Koch, Römische Kunst, Weimar 1949, p. 134, fig. 50 G.M.A. Richter, Three Critical Periods in Greek Sculpture, Oxford 1951, p. 54, fig. 110 H. Weber, Eine spätgriechische Jünglingsstatue, in Bericht über die Ausgrabungen in Olympia, Berlin 1956, p. 132, n. 2 G. Pesce, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica e Orientale I, Roma, 1958, pp. 441 sgg., s.v. Antonianos T. Kraus, "Das Bildnis des Antinous", Heidelb. Jahrb., III (1959) pp. 55 sgg., fig. 4 H. Jucker, Das Bildnis im Blätterkelch, Bibl. Hely. Rom. 3, Olten - Lausanne, Freiburg 1962, p. 189 H. Jucker, "Aegyptiaca. Betrachtungen zur kaiserzeitlichen Portràtkunst Aegyptens", Jahrb. Berl. Hist. Mus., XLI-XLII (1961-62) p. 301, nota 32 C. Clairmont, Die Bildnisse des Antinous. Ein Beitrag zur Porträtplastik unter Kaiser Hadrian, Bibl. Helv. Rom. 6, Roma 1966, pp. 39 sgg., n. 5 E De la Maza, Antinoo, Mexico 1966, pp. 164 sgg. T. Kraus, Propyläen Kunstgeschichte, 2. Das römische Weltreich, Berlin 1967, p. 88, fig. 211 A. Garcia y Bellido, Arte Romano, seconda edizione, Madrid 1972, pp. 414 sgg., fig. 716 M. Guarducci, Epigrafia Greca, III, Roma 1974, pp. 414 sgg., n. 12, figg. 156a e b M. Torelli, in R. Bianchi Bandinelli, M. Torelli, L'arte dell'antichità classica II. Etruria e Roma, Torino 1976, Arte romana, scheda n. 134; E Carinci, Scheda RA della Soprintendenza Archeologica di Roma, n. cat. gen. 12/00122233, 25.11. 1978 M. Sapelli, "Il rilievo di Antonianos di Afrodisia con Antinoo-Silvano", Bollettino di Archeologia, VII (1991), pp. 88-91 A. Gabucci, Opere di arte classica. Antonianos di Afrodisia, in Tesori d'arte delle banche lombarda, Milano 1995, p. 2, fig. 1. |
| Note | |
| Furio Sacchi |
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