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Sacra famiglia




AutoreScuola Fiorentina
TipoOlio su tavola
Dimensionicm 124x104
UbicazioneMilano, Sede, Ufficio Presidente Fondazione Cariplo
InventarioInventario p. 1223
Stato di conservazioneDiscreto. La tavola è supportata da due traverse orizzontali. La materia pittorica appare in alcuni punti sollevata e generalmente scurita dalle vernici.
Storia dell'operaPervenuta alla Cariplo a seguito del legato Marcenaro del 7 luglio 1976 (AC). Federico Zeri in una perizia del 9 agosto 1976 (AC) la ritiene già in Collezione Vernon Watney, Oxford. In effetti K.W. Forster (Pontormo, Munchen 1966, p. 153) elenca tra le diverse repliche del soggetto anche una in collezione Watney, battuta da Christie's il 23/6/1967, ma con misure diverse (cm 119,4x100,3).
Sistemazione cronologicaTra il settimo e l'ottavo decennio del XVI secolo.
Collocazione stilistica, attribuzione e significato storicoDirettamente attribuito al Pontormo dalla Marcenaro, il legato relativo alla collezione apre più genericamente alla scuola fiorentina del XVI secolo (AC). Viene considerato copia antica da Federico Zeri (AC), da Enzo Carli e Gian Alberto dell'Acqua (AC). La tavola è una delle diverse repliche — se ne contano attualmente 25, esclusa quella Marcenaro — di un originale del Pontormo (Empoli 1494 - Firenze 1556) a lungo ritenuto perduto: recentemente il Berti (Pontormo e il suo tempo, Firenze 1993, p. 269) ha voluto identificare l'originale in una tavola di collezione privata, ma il Costamagna (Pontormo, Milano 1994, pp. 225-229, n. 73) lo ritiene ancora disperso. Vasari ricorda che alla morte del pittore vennero trovati nella casa disegni, cartoni e "un quadro di Nostra Donna stato da lui molto ben condotto" (G. Vasari, Le vite..., ed. a cura di R. Bettarini - P. Barocchi. Firenze-Verona 1984, p. 333) che fu venduto dagli eredi a Piero Salviati. Proprio da casa Salviati proviene l'esemplare recentemente proposto dal Berti come l'originale. Sempre Vasari (Le vite..., 1984, p. 328) ricorda che durante la ristrutturazione della propria casa in via Laura (1534-36), Pontormo dipinse una Madonna per il suo muratore Rossino, invece di soddisfare le richieste di Ottaviano De Medici, nella cui collezione la tavola arrivò comunque in un secondo tempo, passando poi al figlio Alessandro. Dato che il fenomeno delle diverse repliche sembra sia iniziato proprio dalla collezione medicea, prima della morte del Pontormo, questa seconda ipotesi appare 'al Costamagna la più credibile. Lo sfondo architettonico e l'immagine di S. Giuseppe intento al lavoro di carpenteria confermerebbero il contesto suggerir() dal racconto vasariano. Anche la datazione dell'originale è controversa: quella più probabile, anche per l'evidente michelangiolismo rilevabile dalle copie, è tra il 1535-36, anno dei lavori in via Laura, e il 1546, anno di morte di Ottaviano De Medici. Va inoltre segnalato che le misure della copia Marcenaro corrispondono esattamente a quelle della replica già in collezione privata berlinese, datata 1571, ritenuta molto vicina ad un'altra conservata a Monaco e attribuita al Macchietti, uno dei pittori dello studiolo di Francesco I (M. Pittaluga, "Per un quadro smarrito del Pontormo", L'Arte, XXXVI (1933), pp. 354-366). La composizione del gruppo centrale evidenzia la riflessione di Pontormo su diverse soluzioni michelangiolesche, dal Tondo Doni alla volta della Sistina: si vedano il braccio destro della Vergine, il modo fortemente scorciato di piegare le gambe, la torsione del bambino lungo il corpo della madre. Anche il S. Giovannino ricorda gli ignudi del Buonarroti alla Sistina. Particolare è anche lo sfondo urbano, centrato sulla mole cubica del torrione, il cui profilo angolare coincide con l'asse mediano del gruppo della Vergine col Bambino. Questa replica si avvicina per dimensioni e particolari compositivi a quelle ritenute dalla critica più vicine all'originale (Londra, Hampton Court; Monaco, Alte Pinakothek; Firenze, collezione privata, già casa Salviati) e, quindi, di ambito fiorentino. Le maggiori differenze presenti nella copia Marcenaro sono il colore bruno del velo invece che verde marino, l'orecchio sinistro qui coperto dalla capigliatura, la scrittura sulle pagine del libro. La vernice scura impedisce comunque una corretta lettura della stesura cromatica e solo un attento restauro, accompagnato da indagini radiografiche, potrà rivelare eventuali correzioni o sovrapposizioni. Nel complesso l'opera appare comunque una buona replica, collocabile in ambito fiorentino, attorno agli anni Settanta del Cinquecento.
Descrizione
IconografiaLa Madonna è seduta e tiene con il braccio destro un libro aperto e con quello sinistro sostiene il Bambino che si distende sulle gambe piegate. Dietro a una quinta rocciosa, si vede sulla destra Giuseppe, intento nel suo lavoro di falegname, che riceve da un giovanetto seminudo, probabilmente S. Giovannino, un canestro d'uva, premonizione simbolica della Passione di Cristo. Dietro di lui, sul limite di una porta ad arco, una donna anziana, identificata in S. Anna (L. Berti, L'opera completa di Pontormo, Milano 1973, p. 109), ma più coerentemente interpretabile come S. Elisabetta, legge un libro. Un paesaggio urbano si distende sullo sfondo in forte scorcio prospettico.
Valutazione generaleOpera di buon livello stilistico e di importante valore storico.
Inedito.
Bibliografia
Note
Alessandro Rovetta

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