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S. Giustina e un devoto




AutoreScuola Bresciana
TipoOlio su tela
Dimensionicm 200x155
UbicazioneMilano, Servizio Economato
InventarioInventario p. 1190
Stato di conservazioneCattivo. Il dipinto, già foderato, ha ridotto al minimo la materia pittorica e presenta molte lacune ed abrasioni. Andrebbe urgentemente restaurato. Attualmente è senza cornice.
Storia dell'operaDi provenienza ignota. La prima registrazione come proprietà Cariplo è del 30/11/1992 (Inventario Cariplo).
Sistemazione cronologicaSeconda metà del XVI secolo.
Collocazione stilistica, attribuzione e significato storicoIl dipinto è una copia della tavola di Moretto (Alessandro Bonvicini, Brescia 1490-1554 ca) conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna (Inv. 218) e datata attorno al 1530 (P.V. Begni Redona, Alessandro Bonvicino il Moretto da Brescia, Brescia 1988, pp. 270-273). Anche della versione originale (olio su tavola, cm 200x139) non si conosce la provenienza, dato che la prima notizia risale al 1662 quando, già presente nelle collezioni imperiali, venne trasferita dall'Hofburg di Innsbruck al castello di Ambras. Dopo oscillazioni tra Tiziano, Pordenone e addirittura Raffaello, la corretta attribuzione al Bonvicini si deve al Ransonnet, nel 1845.
La cronologia dell'originale viennese si deve alla prossimità dell'Incoronazione in San Nazaro, della S. Margherita in San Francesco, entrambe a Brescia, e della Madonna di Paitone. La lunga vicenda critica non si è mai sensibilmente discosta da questa datazione e ha sempre riconosciuto l'alta qualità del dipinto. Si conoscono due copie: una rintracciabile nella collezione degli eredi Terzi Lana di Brescia e l'altra citata dal Da Ponte nel 1898 nei Musei Statali di Berlino, oggi dispersa. Quest'ultima notizia acuisce l'interesse per questa copia molto fedele, anche nei particolari oltre che nelle dimensioni. I due volti, soprattutto quello della Santa, evidenziano qualche durezza e contrattura che disperdono l'intensa e misteriosa espressività dei due personaggi, sostanziati di classicismo tra Raffaello e Tiziano. Anche lo sfondo ha una stesura sommaria, ma le pessime condizioni della tela compromettono un'obiettiva valutazione. Potrebbe trattarsi di una copia eseguita in ambito bresciano-veneto nella seconda metà del XVI secolo.
Descrizione
IconografiaAnche il soggetto del dipinto ha conosciuto un'articolata vicenda critica. Da un'intepretazione mondana, legata ad Alfonso I duca di Ferrara e alla sua amata Laura Danti, si è passati alla corretta identificazione della figura femminile, pur priva di aureola, in S. Giustina, con gli attributi del liocorno, simbolo della verginità, e della palma, simbolo del martirio. Il personaggio inginocchiato va riconosciuto come un devoto committente, del quale è difficile desumere l'identità a partire dai dati interni all'opera. Si è spesso considerata una destinazione privata e cortigiana, che giustifica la sospensione tra tono idillico e valore sacro dell'opera, definita dal Guazzoni "l'unico dipinto veramente mondano del Moretto". Il soggetto potrebbe per altro suggerire una pista per la provenienza della versione originaria nell'ambito delle fondazioni della Congregazione di S. Giustina, presente con importanti cenobi a Venezia (San Giorgio in Alga), Padova (Santa Giustina) e nella stessa Brescia (San Faustino). Proprio negli anni trenta del Cinquecento il convento bresciano conobbe un significativo rinnovamento architettonico ed artistico. La particolarità del soggetto concorda infine con l'esiguità di notizie relative alla sua fortuna: si avvalora quindi l'ipotesi che la tela Cariplo sia un'importante copia antica.
Valutazione generaleTenendo conto del pessimo stato conservativo, l'opera ha un notevole interesse storico-artistico.
Inedito.
Bibliografia
Note
Alessandro Rovetta

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