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AutoreScuola Emiliana
TipoOlio su tela
Dimensionicm 86x82
UbicazioneMilano, Servizio Marketing e Sviluppo
InventarioInventario p. 1233
Stato di conservazioneSoddisfacente: la materia pittorica è leggermente scurita e presenta lievi crettature in più punti. Il dipinto è stato foderato e restaurato nel 1967 (AC, cart. 40). Sul braccio destro della Vergine c'è un piccolo strappo della tela che, dunque, andrebbe restaurata (si tenga presente che la fotografia è stata scattata quando il dipinto era integro).
Storia dell'operaIl dipinto fa parte della collezione Marcenaro ed è pervenuto alla Cassa di Risparmio a seguito del lascito del 7 luglio 1976.
Sistemazione cronologicaFine del XVI - inizio del XVII secolo.
Collocazione stilistica, attribuzione e significato storicoL'opera è copia di un dipinto di Antonio Allegri detto il Correggio (Parma 1489 ca - 1534) — come rileva Federico Zeri nella perizia dell'opera dell'agosto 1976 (AC, cart. 40) — eseguito nel 1522-23 e oggi conservato al Szépmüvészeti Múzeum di Budapest e di cui esistono disegni preparatori all'Albertina di Vienna (C. Ricci, Antonio Allegri da Correggio. His life, his friends and his time, London 1896, pp. 176-180, in particolare il disegno a p. 180) e a Yale (C. Gould, The paintings of Correggio, London 1976, p. 197). Al Museo Ermitage di San Pietroburgo si trova una copia del dipinto, per lungo tempo ritenuta autografa del Correggio, che si differenzia dalla versione di Budapest per la presenza, a destra, di S. Giovannino al posto dell'angioletto nell'atto di offrire i frutti a Cristo (cfr. Gould, 1976, pp. 196198 e tavv. 95 a,b,c).
Tale elemento aiuta a comprendere la derivazione del dipinto in possesso della Cassa di Risparmio dal prototipo correggesco di Budapest, che giunse nel Museo nel 1812, in quanto parte della Raccolta del principe Esterhàzy il quale, a sua volta, lo aveva acquisito dalla collezione romana del cardinale Pietro Aldobrandini, dove è ricordato nel 1603. Non è chiaro per chi il Correggio abbia realizzato l'opera, che misura cm 68,5x57, certo è che la sua fortuna grafica e pittorica fu immediata (M. Mussini, Correggio tradotto. Fortuna di Antonio Allegri nella stampa e nelle riproduzioni fra Cinque e Ottocento, Milano 1995, pp. 154-160).
Dall'originale e dalla sua copia infatti vennero tratte numerose versioni, piuttosto interessanti anche per le variazioni dello sfondo. Il dipinto oggi a Budapest, rimaneggiato e ripassato profondamente con vernici, originariamente doveva raffigurare tre tronchi, uno a destra, uno al centro e uno a sinistra come si evince dalle incisioni di Teresa Del Po (su cui si legge la data 168[...]) e di François Spierre (Nancy, 1639 - Marsiglia, 1681) (qui i tronchi però appaiono solo nel terzo stato dell'incisione). Il dipinto della Cassa di Risparmio invece presenta solo due tronchi, uno a sinistra e uno al centro, mentre sulla destra si apre un paesaggio di tipo fiammingo con alberi, alcune casette dal tetto molto spiovente e una chiesetta. Tale variazione non sembra ricondursi ad alcun prototipo noto derivato dall'opera del Correggio, anche se un'incisione di Ludovico Mattioli (Crevalcore 2/1/1662 - Bologna 20/11/1741) raffigura un solo tronco sulla sinistra e un paesaggio,privo di case, sulla destra. È ipotizzabile che tale incisione derivi da una copia correggesca di cui il dipinto della Cassa di Risparmio costituisce una variante per la presenza di case e di un paesaggio ben delineato.
Lo sfondo alla fiamminga che fin dal Cinquecento connota i dipinti lombardi ed emiliani induce a credere che l'autore dell'opera della Cassa di Risparmio vada ricondotto a quest'area, in particolare a quella emiliana in cui l'influsso correggesco è molto diffuso ancora per tutto il Seicento. L'analisi stilistica, inoltre, conforta tale ipotesi, per il dosaggio della luce che, pur senza raggiungere gli alti esiti correggeschi, denota una cura particolare (si notino le ombreggiature sul volto della Vergine e le lumeggiature rossastre sui visi e le mani). L'attenzione mostrata dal pittore nella resa dello sfondo, in cui forse era specializzato, si coglie anche nelle capigliature di Cristo e dell'angioletto, mentre il panneggio della veste della Vergine e il drappo con cui è avvolto Gesù risultano piuttosto gonfi, quasi innaturali rispetto all'originale correggesco. Tali considerazioni inducono a fornire una datazione del dipinto in esame fra la seconda metà del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
Siamo comunque in presenza di un dipinto di pregevole qualità e di valore storico in quanto copia d'epoca di un originale correggesco, pur caratterizzata da elementi che tendono a personalizzarla.
Descrizione
IconografiaIl dipinto raffigura la Vergine, seduta su una seggiola, di cui si scorge un bracciolo a sinistra, mentre sta per allattare Gesù il quale però si volge verso un angioletto che gli porge della frutta. Il fatto che l'angioletto venga a volte sostituito con S. Giovannino fa pensare ad una prefigurazione della Passione di Cristo, simboleggiata dai frutti, che il Gould identifica in pere, ma che sono accompagnati da ciliegie, frutto rosso accostato iconograficamente alla Passione. Sullo sfondo a destra un paesaggio con alcune case, alberi frondosi e una chiesetta con campanile.
Valutazione generaleOpera molto interessante e di buon valore storico-artistico.
Inedito.
Bibliografia
Note
Silvia Cibolini

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