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Battaglia navale




AutoreScuola Fiamminga
TipoOlio su tela
Dimensionicm 140x266
UbicazioneMilano, Direzione Generale
InventarioInventario p. 2049
Stato di conservazioneBuono.
Storia dell'operaL'opera proviene dall'IBI, incorporato nella Cariplo nel 1991. Essa fu acquistata dall'Istituto nel 1967 (Inventario Cariplo).
Sistemazione cronologicaPrima metà del XVII secolo.
Collocazione stilistica, attribuzione e significato storicoIl dipinto, attribuito ad ignoto (AC, Inventario), sembra riconducibile all'area fiammingo-olandese (più precisamente fiamminga sulla base di considerazioni iconografiche per le quali si veda la voce successiva). Il taglio compositivo e carattere minuziosamente analitico, unito ai ricercati effetti luministi, ricorda le rappresentazioni di battaglie di artisti nordici quali Hendrick Vroom, Cornelis van Wieringen, Willem van de Velde I e Peter van de Velde (cfr. Colonel Rupert Preston, Marine painters of the Netherlands, Londra 1974). Tale contesto è confermato poi dai volti caricaturalmente deformati dei rematori sulla barca in primo piano che aderiscono a quel realismo di matrice grottesca che connota fortemente la pittura fiamminga e olandese. L'impaginazione piuttosto simmetrica e rigida nella definizione disegnativa, induce a collocare il dipinto entro la prima metà del XVII secolo.
Descrizione
IconografiaIl dipinto raffigura una battaglia navale nel suo pieno tumulto. Dietro al caotico scontrarsi di imbarcazioni e spari di cannone si coglie però un ordinato piano organizzativo che vede l'addensamento centrale di fumi, fuochi, vele e l'aprirsi ai lati di uno spazio luminoso e di una piatta marina che, incontrandosi, si perdono all'orizzonte.
Sul fondo, esattamente al centro, si intravede un'imbarcazione infuocata e, dietro ad essa, una bandiera bianca con un disegno oro e azzurro: esse costituiscono il punto verso cui converge tutta la composizione dove il campo d'azione delle navi, disposte in linea orizzontale nel primo piano, va poi restringendosi in prossimità del cuore della battaglia, suggellato dall'esasperata fuga prospettica e dalla densa nuvola di fumo che dall'orizzonte si alza nel cielo. Nella zona sinistra uno schieramento di galee, esterne al gruppo centrale e perfettamente allineate in ardito scorcio verso il fondo, partecipa alla battaglia come indicano i cannoni sparati da prora. Uno stendardo a fondo rosso con tre gigli d'oro sventola su una di esse. In linea con le galee, molto in lontananza, si intravede a fatica una bandiera a tre striscie orizzontali con i colori rosso, bianco e blu. La zona centrale del quadro vede invece lo scontrarsi di galeoni, su cui compaiono bandiere crociate, oltre ai piccoli stendardi rossi a due punte, le cosiddette "bandiere da vento", che, insieme ai fuochi dei cannoni, accendono come lampi la densa e cupa atmosfera che avvolge l'evento. Entro la croce bianca di una delle bandiere, quella sul fondo leggermente a destra, è raffigurata una piccola Madonna col Bambino. La stessa ricompare sulla prua dell'imbarcazione in primo piano a destra. Sempre a destra, a chiudere il campo della rappresentazione, è raffigurata una fortificazione che si erge sulla terraferma: tre alte torri cilindriche cinte da mura svettano a picco sul mare, mentre dietro ad esse la costa va perdendosi in lontananza confondendosi in un tono grigio che fonde cielo, terra e mare.
Le linee architettoniche della fortezza richiamano le forme degli innumerevoli castelli che costellano la Francia e, trattandosi qui di una zona costiera, il pensiero corre alla zona del passo di Calais che fu scenario di aspri combattimenti tra Francia e Inghilterra dal secondo Quattrocento sino alla metà del Cinquecento. Che l'episodio rappresentato non possa essere posteriore alla fine del Cinquecento lo suggerisce la presenza delle galee, imbarcazioni a remi che non vennero più utilizzate nel Seicento (si ritiene che l'ultima battaglia navale con imbarcazioni a remi sia stata quella di Lepanto nel 1571). Al con- tempo, le bandiere crociate e la duplice rappresentazione della Madonna rimandano a quel momento di grande tumulto e fermento religioso che caratterizzò l'Europa dopo la diffusione delle idee di Lutero, ossia a dire dal 1520 in avanti. Fissato quindi un termine post quem (1520) e uno ante quem (fine del Cinquecento), è possibile tentare la precisa individuazione dell'episodio storico raffigurato. In questo ci soccorre anche lo stendardo con i tre gigli d'oro issato su una delle galee. I tre gigli così disposti, due in alto e uno in basso, a costituire gli ideali vertici di un triangolo, sono infatti quelli di Francia. Però, e qui sorge un problema, essi sono su fondo rosso, mentre quelli di Francia sono tradizionalmente su fondo azzurro. Il fondo rosso connota invece lo storico stendardo inglese su cui compaiono tre leoni d'oro. Ma, fin dal Trecento, i re d'Inghilterra avevano ambito per lungo tempo alla sovranità sulla Francia, ponendo perciò i gigli fra le loro insegne (G. di Crollalanza, Enciclopedia araldico-cavalleresca, Bologna 1964, pp. 315-317), e ciò potrebbe essere la spiegazione del connubio tra gigli d'oro e fondo rosso. Scontri tra Francia e Inghilterra si ebbero d'altronde numerosi tra il 1540 e il 1560, e proprio nella zona costiera di Calais. Infatti nel 1543 Enrico VIII d'Inghilterra aveva assediato e conquistato Boulogne-sur-Mer che fu riconquistata dai francesi nel 1558 (cfr. G. Duby, Storia della Francia, I, Milano 1987, pp. 495- 496 e G.C. Kohn, Dizionario delle guerre, Milano 1989, p. 28). L'episodio raffigurato potrebbe proprio essere la riconquista di Boulogne (anche se nulla esclude possa trattarsi di un altro momento del conflitto anglo-francese di quegli anni), come confermerebbe anche il confronto con un incisione dell'epoca che rappresenta lo stesso soggetto (P. Contamine, Histoire militare de la France, Parigi 1992, fig. 47) e in cui compaiono la medesima fortezza a tre torri sul mare, i galeoni con le bandiere crociate, lo stendardo con i tre gigli (che per la verità non si può dire se siano su fondo rosso o azzurro). La stessa connotazione religiosa conferita dalle bandiere e dalla Madonna, trova ampia giustificazione nella netta contrapposizione tra la cattolica Francia di Francesco I (1494-1547), il re cristianissimo, e di Enrico II (1547- 1559), e l'Inghilterra dell'eretico Enrico VIII (1491-1547) e del protestante Edoardo VI (1547- 1553). Ciò che rimane di difficile interpretazione è invece lo stendardo a fondo bianco con decorazioni azzurro e oro che si intravede sul fondo al centro, nel cuore dello scontro navale, la cui imprecisa e approssimativa descrizione non aiuta a riconoscervi un preciso simbolo. La bandiera invece che a malapena si nota sul fondo a sinistra, dai colori rosso, bianco e blu, sembra costituire una sorta di "firma" apposta dal pittore. Si tratta infatti del tricolore dei Paesi Bassi che, come si sa, non presero parte alla guerra anglo-francese di quegli anni. Va però ricordato che la regione francese dell'Artois, confinante a nord con quella del Boulonnais, e quindi molto vicina al teatro delle vicende guerresche anglo-francesi, faceva parte dei Paesi Bassi spagnoli, e quel lontano stendardo potrebbe forse essere letto come indicazione geografica che conduce l'occhio e l'immaginazione oltre la linea dell'orizzonte. Esso peraltro può semplicemente essere, come detto, un "segno" lasciato dall'autore, senz'altro un fiammingo, dal momento che la forte connotazione religiosa non può che ricondursi all'ambito artistico dei Paesi Bassi meridionali e cattolici.
Valutazione generaleDipinto di discreto valore storico-artistico.
Inedito.
Bibliografia
Note
Raffaella Colace

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