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S. Francesco e l'angelo con l'ampolla

| Autore | Scuola Veronese o Spagnola |
| Tipo | Olio su tela |
| Dimensioni | cm 121x140 |
| Ubicazione | Milano, Vice-presidenza |
| Inventario | Inventario p. 1241 |
| Stato di conservazione | Discreto. Il dipinto, foderato, venne restaurato nel 1967 (AC). I toni scuri del secondo piano sembrano aver perso corpo e spessore, forse a causa di un'eccessiva pulitura. |
| Storia dell'opera | Pervenuta in Cariplo a seguito del legato Marcenaro del 7 luglio 1976. |
| Sistemazione cronologica | Prima metà del XVII secolo. |
| Collocazione stilistica, attribuzione e significato storico | Federico Zeri in una perizia del 9 agosto 1976 (AC) proponeva dubitativamente il nome di Pasquale Ottino, pittore veronese che nel secondo decennio del Seicento frequenta l'ambiente bolognese, guardando con particolare interesse al Tiarini (R. Pallucchini, La Pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, I, pp. 119-123). Il carattere solido dei volumi e la tipologia delle figure, in particolar modo l'angelo dall'insistita capigliatura riccioluta, possono ricordare infatti alcune opere del pittore bolognese, come La Madonna col Bambino in trono e Santi in Santa Maria dei Servi e La resurrezione di un fanciullo in San Domenico, entrambe a Bologna (A. Cera, La Pittura emiliana del Seicento, Milano 1982, figg. 4, 5). L'eventuale influsso del Tiarini, individuabile nelle violente volumetrie bloccate nello spazio da un gioco contrastato di ombra e luce, andrebbe incontrandosi nel dipinto in esame con un'attenzione naturalistica evidente nella verità delle mani del Santo e nella resa ruvidamente tattile del saio, a conferma forse di una riflessione su quel caravaggismo riformato all'emiliana, di cui il Lanfranco a Roma era uno dei più significativi esponenti. Se si dovesse allora accettare l'ipotesi di Zeri va qui ricordato che a Roma Pasquale Ottino si recò tra il 1615 e il 1620 (gli studiosi non sono d'accordo sulla datazione del viaggio; si veda in proposito la scheda su Ottino in La Pittura in Italia. Il Seicento, Il, Milano 1988, p. 832). In tal caso il dipinto, presupponendo un'esperienza romana, potrebbe collocarsi entro la prima metà del terzo decennio del Seicento, stringendo oltretutto un fortissimo rapporto con i santi Gioacchino e Giuseppe della chiesa di San Bernardino a Verona (Pallucchini, 1981, II, p. 577), che segnano il momento più dichiaratamente naturalistico dell'artista, nell'evidenza dell'epidermide rugosa e dei panni ruvidi lanosi. Al di là di questi due dipinti però, che per la verità rimangono un po' isolati dal resto della produzione del veronese, la tela non trova altri convincenti punti di contatto con lo stile di Ottino, il cui nome non può essere accolto se non con un certo margine di incertezza. L'intenso naturalismo della figura di S. Francesco e le possenti volumetrie inducevano la Marcenaro (AC) a proporre invece il nome di Francisco Zurbarán. Tale attribuzione, impossibile da accettare, considerando i diversi effetti luministici delle opere del grande artista e il carattere più astraente delle sue figure rivestite da panneggi taglienti, portano però a riflettere sull'ipotesi spagnola. La vastissima produzione di opere per gli ordini monastici, dominate da un'austera spiritualità e da un severo arcaismo, caratterizzano infatti l'arte spagnola seicentesca e la produzione, oltre che di Zurbarán e della sua attivissima bottega, anche del sivigliano Murillo, per citare uno dei nomi più significativi. L'iconografia dell'angelo con l'ampolla oltretutto, rarissima nel Seicento, si ritrova tra i pochi esempi proprio in un dipinto attribuito ad un discepolo di Murillo, il S. Francesco e l'ampolla della purezza conservato a Parigi (Sedelmeyer; D.A. Iniguez, Murillo, III, Madrid 1981, fig. 590). La tela esaminata potrebbe quindi essere un'opera di bottega di ambito spagnolo, di discreto livello stilistico nella resa delle figure, più debole invece nella resa piatta del fondo. Alla luce dell'analisi compiuta risulta chiaro che la collocazione stilistica dell'opera, per quanto in essa siano individuabili ben precisi caratteri formali, rimane piuttosto incerta. |
| Descrizione | |
| Iconografia | Il dipinto raffigura al centro S. Francesco in primo piano a mezza figura; il volto, di profilo, è rivolto verso l'angelo che emerge tra le dense nubi grigie in alto a sinistra. Il santo, che indossa il saio col cappuccio che gli scende sulle spalle, tiene la mano destra sul petto, mentre l'altra è appoggiata sul teschio collocato su un ripia no insieme al crocefisso, un libro e il flagello. L'angelo, dalla folta capigliatura riccioluta, indica con l'indice della mano sinistra una piccola ampolla trasparente che impugna nell'altra mano. A destra il campo spaziale è chiuso da un monte, il cui profilo è controbilanciato dalla sagoma della schiena e della nuca del santo. Uno spazio di cielo con nuvole rade si apre in lontananza. L'iconografia dell'angelo che mostra a Francesco un'ampolla trasparente piena d'acqua non è molto frequente. Oltre al citato dipinto di scuola del Murillo, possiamo ricordare qui il S. Francesco e l'angelo con l'ampolla d'acqua di Domenico Fetti (Goito, Parrocchiale; cfr. Pittura a Mantova dal Romanico al Settecento, Milano 1989, p. 167) che nell'impostazione della scena stringe un forte legame con il dipinto milanese, a testimonianza di un' Iconografia che all'inizio del Seicento andava codificandosi per poi affermarsi e conoscere più ampia diffusione verso la fine del secolo. Nel dipinto di Fetti identica è la collocazione dell'angelo tra le nubi e del Santo circondato dai suoi tradizionali attributi che tiene aperto davanti a sé un testo scritto; allo stesso modo uno squarcio di paesaggio si apre a destra, per quanto nell'opera milanese esso si riduca al profilo di un monte sullo sfondo di un cielo grigiastro. Renato Berzaghi nella scheda relativa al dipinto di Fetti (Pittura a Mantova..., 1989, p. 253) afferma, senza però citare la fonte, che l'iconografia farebbe riferimento "ad una visione del santo cui apparve un angelo che mostrava una fiala d'acqua a indicare come dovesse essere limpida l'anima del sacerdote". Attualmente il dipinto è esposto, non si sa su quali basi, col titolo "San Francesco che rifiuta la regola". |
| Valutazione generale | È un'opera di buona qualità artistica, interessante soprattutto per l'iconografia che meriterebbe un approfondimento sulla base di un attento studio delle fonti francescane. Inedito. |
| Bibliografia | |
| Note | |
| Raffaella Colace |
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