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Scena di mercato

| Autore | Simon Johannes Van Douw |
| Tipo | Olio su tela |
| Dimensioni | cm 330x210 |
| Ubicazione | Milano, Sede centrale, Sala Riunione della Presidenza |
| Inventario | Inventario p. 1414 |
| Stato di conservazione | Sostanzialmente buono. Il supporto consiste di due grandi pezzi di tela di misura quasi uguale cuciti verticalmente. Rintelaiatura probabilmente antica con integrazioni recenti in corrispondenza di alcuni strappi, per esempio in basso a sinistra. |
| Storia dell'opera | Acquistato presso l'Antiquaria Novi Ligure, 26 ottobre 1982. |
| Sistemazione cronologica | |
| Collocazione stilistica, attribuzione e significato storico | Lo spazio è delimitato sulla sinistra dalle rovine di edifici antichi, tra cui le colonne di un tempio che è ispirato al Tempio dei Castori ed a quello di Vespasiano nel Foro Romano, e da una fontana modellata su quella dello stesso Campo Vaccino; sulla destra, da alti alberi, edifici e montagne. Queste quinte paesaggistico-architettoniche poste in diagonale guidano l'occhio verso una lontananza luminosa, facendo da sfondo al tema centrale, un mercato di mucche e cavalli, che s'inserisce nella sua vivacità e frammentazione in un insieme ampio e immaginario, di tipo italianeggiante. I personaggi sono distribuiti in vari gruppi: alcuni mercanti in costume orientale e altri con trofei di caccia paiono contrattare il bestiame con altri cavalieri. Intorno a loro si dispongono gruppi di pastori con i loro cani e con una moltitudine di pecore, mentre altre figure appaiono impegnate in svariati episodi. Il divertimento, la conversazione, le allegre bevute e la musica dominano in primo piano a sinistra, davanti ad una tenda che accoglie un'improvvisata osteria; poco distante, ferve l'attività intorno ad un maniscalco intento a ferrare un cavallo. Sotto le colonne del tempio alcuni pastori attingono acqua ad una fontana, mentre un po' più in là, presso alcuni blocchi di pietra, ragazzi giocano alla morra ed altri ballano. Sulla destra in primo piano invece alcune dame dall'abito e dal contegno aristocratici si intrattengono presso una tavola traboccante di frutta e fiori, accanto alla quale sta distesa per terra una grande varietà di cacciagione, formando una ricca e suggestiva esposizione a modo di natura morta. Un poco più verso il fondo, sotto al grande albero dalla corteccia biancastra, pare svolgersi una modesta scena teatrale. Le figure si trovano quasi esclusivamente nella parte inferiore della tela, dove il colorito è prevalentemente giocato sui toni del marrone e dell'ocra scuro, accesi dagli accenti rossi degli abiti e contrastati dalle macchie bianche del manto di alcuni cavalli, delle pecore e dei cani. La metà superiore è invece occupata da un cielo percorso da nuvole chiare e movimentate, davanti alle quali si staccano gli alberi e gli edifici in rovina. Con le sue più che cento figure e i numerosissimi animali disposti in uno spazio grandioso, questa tela è indubbiamente l'opera più monumentale e più ambiziosa di Simon Van Douw, che nelle sue scene di battaglie e di mercati si ispirò a paesaggisti italianeggianti quali Nicolaes Berchem, Karel Dujardin e Philips Wouwerman. Tuttavia in questo dipinto non mancano echi delle rappresentazioni di feste di villaggio, rese popolari dalla tradizione fiamminga ed anversese dei Brueghel e di altri, di cui all'epoca del Van Douw il maggiore esponente era David Teniers il giovane (Anversa 1610-Bruxelles 1689). Anche le opere di quest'ultimo, dove peraltro gli elementi italianeggianti e i gruppi di animali non compaiono, sono affollate da episodi diversi e da personaggi di condizione sociale spesso in stridente contrasto, come si vede nella Festa di villaggio dell'Ermitage di Pietroburgo, opera datata 1648 (M. Klinge, David Teniers de Jonge. Schilderijen-Tekeningen, catalogo della mostra, Anversa, Koninklijk Museum van Schone Kunsten, Gent 1991, pp. 176-177, ripr). Per il genere di composizione il nostro dipinto è anche per certi versi paragonabile ad opere con episodi della vita romana di Anton Goubau (Anversa 1616-Anversa 1696) e in particolare di Johannes Lingelbach (Francoforte 1624- Amsterdam 1674) quali Il Campo Vaccino, datato 1653, (Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts; G. Briganti, L. Trezzani, L. Laureati, I Bamboccianti, Roma 1983, p. 261, fig. 10.11). Nel dipinto in esame Van Douw deriva alcuni elementi da Pieter van Laer, il pittore di paesaggi e animali che fu a Roma dal 1625 fino al 1639 ed il cui soprannome "Bamboccio", dovuto alla sua deformità fisica, fornì il nome alla corrente dei bamboccianti, cui appartennero anche il Goubau ed il Lingelbach. Questi pittori rappresentavano stralci della vita quotidiana romana, prendendo a soggetto la gente semplice con e senza i loro animali. Le scene pastorali realizzate negli anni Trenta dal Van Laer ebbero notevole importanza per gli sviluppi di questo genere pittorico nell'arte nordica. Nella città eterna il Van Laer eseguì una serie di acqueforti con scenette di questo tipo dedicata al Principe Ferdinando Afan de Rivera, viceré di Napoli, e datata 1636, come indica il frontispizio. Almeno due di queste acqueforti furono modelli immediati per il dipinto del Van Douw, che quasi impercettibilmente inserì i piccoli gruppi di animali del Van Laer nell'insieme della sua composizione. Sono così ripresi da una delle acqueforti di Van Laer il gruppo dei tre cavalli a sinistra accanto al cavaliere bianco in basso nel centro; da un'altra acquaforte della stessa serie il Van Douw derivò il motivo dei tre cani da caccia uno dei quali riceve un boccone da un giovane mentre gli altri due sono sdraiati per terra, che Van Douw ha incluso con qualche variante nel primo piano a destra del suo dipinto (per queste stampe L.J. Slatkes, The Illustrated Bartsch 1 N etherlandish artists, New York 1978, p. 1, no. 1, p. 2, no. 2(6), p. 6, no. 6(9), ripr.). Ma il rapporto con Van Laer non si limita a queste derivazioni. Nella resa plastica delle mucche e dei cavalli, una certa durezza disegnativa sembra risalire agli esempi dipinti di Van Laer. Con ogni probabilità Van Douw utilizzò altri modelli grafici per il suo dipinto. Su Simon Van Douw si conoscono pochi dati certi: nel 1655 e nel 1656 è documentato come maestro indipendente ad Anversa; nel 1656 si sposa nella stessa città, dove probabilmente trascorse la maggior parte della vita. Nel periodo che va dal 1 novembre 1656 al 18 settembre 1657 è iscritto alla gilda di San Luca di Middelburg; nel 1668 è a Rotterdam, nel 165657, tra il 1666/67 e nel 1674 è varie volte menzionato ad Anversa nella qualità di maestro con vari allievi tra i quali Carel de Fonteyn (1656), Pieter van Bloemen (1666) e Peter Verpoorten. Esistono alcuni dipinti di dimensioni più piccole eseguiti da Van Douw che nella loro tipologia e struttura sono abbastanza vicini al dipinto della Cariplo. Tra essi Il Mercato di cavalli tra rovine antiche venduto a Londra (Sotheby's 26 giugno 1974, n. 45, ripr.; cm 107x150), Il mercato di cavalli (?) già nella galleria Busch, Mönchengladbach (riprodotto in Weltkunst, 1 marzo 1984, p. 453 (cm 121x173, come J. Lingelbach), venduto come opera di Van Douw ad Amsterdam, presso Sotheby's Mak van Waay, nel dicembre 1990; il Paesaggio con cacciatori, pastori e rovine, New York (Sotheby's, 14 ottobre 1992, n. 196, riprodotto come scuola olandese; tela cm 73x105,4), attribuito al Douw da Marijke de Kinkelder (fotografia RKD, L'Aia), come d'altronde i Cavalieri e pastori presso edifici e rovine, venduto a New York, Sotheby's, 24 aprile 1995, n. 158, ill. cm 69,2x126,4). Poiché nei Paesi Bassi erano assai poche le abitazioni abbastanza ampie per ospitare un dipinto dalle dimensioni maestose come quello in esame, è legittimo chiedersi se non fosse piuttosto destinato alle pareti ben più monumentali di un palazzo italiano. Ovviamente, ciò ci porta direttamente a chiederci se Van Douw visitò la penisola. Gli scarsi dati biografici certi lasciano lo spazio per l'ipotesi di una sosta italiana. E d'altra parte certo che vari artisti fiamminghi autori di dipinti dal carattere italianeggiante non furono mai in Italia. Per le loro rappresentazioni di elementi al sapore italianeggiante non avevano bisogno di un'esperienza diretta, ma utilizzavano come modelli esempi grafici o dipinti cui potevano accedere nell'ambito della bottega. Così, almeno per certi motivi di questo dipinto, fu fatto anche dal Van Douw. |
| Descrizione | |
| Iconografia | |
| Valutazione generale | |
| Bibliografia | |
| Note | Firmato in basso a sinistra del centro, su un blocco di pietra sul quale è seduta una figura maschile: S.V. DOUW |
| Bert W. Meijer |
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