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S. Andrea abbraccia la croce del martirio




AutoreScuola Romana
TipoOlio su tela
Dimensionicm 245x167*

* misure verificate con approssimazione a causa della collocazione
UbicazioneRoma, chiesa di Sant'Andrea degli Scozzesi, altar maggiore
InventarioInventario p. 1697
Stato di conservazioneMediocre. L'ondulazione della tela contribuisce al degrado del colore, soggetto ad ossidazioni, sollevamenti, cadute in parte riprese, sporco di candele, craquelure diffusa. La cornice lineare è ottocentesca. Non è stato possibile esaminare il retro.
Storia dell'operaRealizzata per l'altar maggiore della chiesa nel quale ancora si trova, venne acquisita dalla Cariplo con l'intero edificio sacro nel 1967 (cfr. "La nuova sede...", 1967).
Sistemazione cronologica1670 ca.
Collocazione stilistica, attribuzione e significato storicoL'attribuzione e la datazione dell'opera non possono prescindere da alcuni cenni sulla chiesa alla quale venne sin dall'origine destinata (cfr. bibliografia). Di fronte alla chiesa nazionale di Sant'Andrea alle Fratte sorgeva almeno dal XVI secolo un ospizio per gli Scozzesi, con annesso oratorio dedicato al patrono S. Andrea. Dopo la crisi dello scisma inglese, per istanza di Alessadro Siton venne fondato il nuovo ospizio sotto il patrocinio di Gregorio XIII (1572-1585), che volle la nuova chiesa dedicata ai Santi Andrea e Margherita. Sotto Clemente VIII (1592-1605) l'ospizio divenne collegio affidato ai Gesuiti, affiancati dal 1618 dalla confraternita del SS. Sacramento. Nel 1645 la chiesa venne ricostruita e fu teatro nel Settecento di eventi importanti (nel 1717 celebrazione della messa in onore di S. Margherita da parte di Clemente XI, nel 1718 funzioni solenni in onore di Maria Beatrice d'Este moglie di Giacomo II); soppressi collegio e confraternita nel 1798, il primo venne ripristinato nel 1802. La chiesa fu trasformata nel 1925 nel quadro dell'ampliamento di via Rasella, e restaurata nel 1967 da Carlo Benedetti. L'edificio attuale è una semplice struttura a navata unica, con decorazioni eclettiche; oltre alla Gloria del titolare sulla volta, forse seicentesca ma praticamente ridipinta, e ad una pala ottocentesca (Inventario Cariplo p. 1699), sono presenti alla parete destra la pala di S. Margherita (cat. 135), presso l'altare due tele di Santi (catt. 133, 134). La pala d'altare è citata in modo confuso dalle fonti: il Titi ne fa cenno generico nel 1674 ma è descritta correttamente solo dall'edizione del 1763; è errata la tradizione che giunge fino a Lombardi (1993) in merito all'esecuzione da parte di Gavin Hamilton, non citata nella bibliografia sul pittore ma forse da intendersi come un intervento di restauro. È pure antica, e credo corretta, l'attribuzione a Guillaume Courtois il Borgognone (1628- 1679), l'importante pittore di origine francese ma attivo a Roma dal 1639-1640 alla morte. Mi paiono precisi i legami con l'opera più attenta al tema di S. Andrea, ossia il Martirio per l'altar maggiore di Sant'Andrea al Quirinale (1668-1671), che condivide con la nostra il passaggio dal berninismo e cortonismo del settimo decennio a forme classicheggianti dovute ai contatti con Carlo Maratta (ampia bibliografia in S. Prosperi Valenti Rodinò, Courtois Guillaume, in Dizionario Biografico degli italiani, XXX, Roma 1984, pp. 499-503, che malgrado le acquisizioni successive rimane il più nitido profilo globale dell'artista): marattesco, nel caso, è in particolare il volo d'angeli, e addirittura recupero reniano il volto dell'Apostolo. Una datazione intorno al 1670 renderebbe ragione del fenomeno, e porrebbe il quadro nel pieno di quella svolta del Courtois ispirata in parte dal contatto con gli artisti gravitanti intorno al cardinale Luigi Alessandro Omodei (per il quale cfr. la scheda n. 119) e iniziata con la Crocefissione per i Santi Ambrogio e Carlo al Corso (1665 ca: A. Spiriti, "Luigi Alessandro Omodei e la riqualificazione di S. Carlo al Corso", Storia dell'Arte, 84 (1995), pp. 269-282: 277).
Descrizione
IconografiaAll'interno del ciclo del Martirio è scelto il momento in cui l'Apostolo, legato, s'inginocchia abbracciando la croce a cui sarà inchiodato, venerando il ricordo della passione del Cristo sotto lo sguardo attonito dei carnefici e dei soldati; in alto la gloria d'angeli con la palma del martirio. Si tratta di un tema iconografico abbastanza raro, il cui più eclatante raffronto romano è costituito dal ciclo del Martirio di S. Andrea realizzato nel 1650-1651 da Mattia Preti per il presbiterio di Sant'Andrea della Valle.
Valutazione generaleDipinto importante nel percorso del Courtois, fra i più singolari artisti del Seicento romano.
BibliografiaPer la chiesa: E Titi, Studio di pitture, scolture, et architetture, nelle chiese di Roma, edizione comparata a cura di B. Contardi e S. Romano, Firenze 1987, p. 176

V. Forcella, Iscrizioni delle chiese e degli altri edifici di Roma, X, Roma 1877, pp. 527-534

M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1891, p. 272

L. Iannattoni, Roma e gli Inglesi, Roma 1945, pp. 143-144

"La nuova sede di Roma", Ca' de Sass, V (1967/20), pp. 17-40

E Lombardi, Roma, chiese, conventi, chiostri, progetto per un inventario 313-1925, Roma 1993, p. 79

E Lombardi, Roma. Le chiese scomparse. La memoria storica della città, Roma 1996, p. 133.
Per il dipinto: didascalia breve in Tesori d'arte delle banche lombarde, Milano 1995, p. 67.
Note
Andrea Spiriti

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Tasso lavorazioni metalliche
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