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S. Carlo Borromeo in preghiera




AutoreScuola Francese (?)
TipoOlio su tela
Dimensionicm 85,5x67
UbicazioneMilano, Servizio Marketing e Sviluppo
InventarioInventario p. 1261
Stato di conservazioneIl dipinto, foderato e restaurato nel 1955 (AC), si presenta in buono stato.
Storia dell'operaPervenuta in Cariplo a seguito del legato Marcenaro del 7 luglio 1976.
Sistemazione cronologicaSecoli XVIII o XIX.
Collocazione stilistica, attribuzione e significato storicoLa presenza a Roma, nel secondo decennio del Seicento, di Gherard van Honthorst diede l'avvio a un tipo di composizione "notturna" che ebbe grande fortuna, e che si diffuse soprattutto dopo la partenza dell'artista dalla città nel 1620. La copiosa produzione di dipinti con mezze figure in ambiente notturno illuminate da una candela trova, tra i suoi più significativi artefici, Trophime Bigot (sulla cui figura esiste una certa confusione; sulla questione si veda B. Nicolson, Caravaggism in Europe, seconda edizione riveduta e ampliata da L. Vertova,Torino I, 1990, p. 60 con rimando a bibliografia specifica), attivo a Roma dal 1620 al 1634, e al quale Federico Zeri attribuì il dipinto, già assegnato dalla Marcenaro a De La Tour (AC, perizia del 9 agosto 1976). Carli e Dell'Acqua, nella relazione sul legato Marcenaro del 25 settembre 1976, citano l'opera tra gli "importanti esempi della pittura di ispirazione religiosa della Controriforma", riportando l'attribuzione di Zeri al Bigot. Non ci pare siano da accogliere tali indicazioni dal momento che la condotta rigida del disegno e la resa piatta della figura suggeriscono trattarsi di una copia o comunque di un'imitazione tarda, delle opere "notturne" seicentesche. Sembra peraltro che l'anonimo artista più che al Bigot, si ispiri al Maestro della candela, sulla cui identificazione non tutti gli studiosi sono d'accordo (cfr. La peinture en Provence au XVII siècle, Marsiglia 1978, pp. 4-9; G.P. Cuzin, "Trophime Bigot in Rome: A Suggestion" The Burlington Magazine, 1979, pp. 301-305). Se infatti i volti sorridenti di Bigot paiono evocare un Honthorst ancora più addolcito, quelli del Maestro della candela si rivelano più austeri nell'espressione severa e sofferente (Cuzin, 1979, p. 302), cui pare guardare l'autore del S. Carlo, che dal Maestro riprende anche la conduzione rigorosa dell'insieme severamente ritmato da linee verticali e orizzontali cui fa da contrappunto la leggera inclinazione del busto del Santo. Interessante termine di raffronto può essere il S. Francesco in meditazione del Museo Francescano di Roma (La peinture..., 1978, p. 7), confronto che peraltro ribadisce la scadente qualità del dipinto dai contorni netti e dall'illuminazione uniformemente abbagliante e poco coerente, che non ha nulla a che vedere con l'avvolgente atmosfera notturna da cui emerge la figura del S. Francesco. La stessa veste rossa è una piatta campitura e i muscoli facciali appaiono insistentemente sottolineati da un chiaroscuro compiaciuto e poco credibile.
Descrizione
IconografiaS. Carlo, a mezza figura di tre quarti, è rappresentato in atto di contemplare il Crocefisso collocato su un tavolino di cui si intravede la base. Accanto al Crocefisso sono un libro aperto, una candela e un teschio. Il Santo occupa la parte sinistra del campo spaziale: il busto, ricoperto dalla rossa veste cardinalizia, è leggermente reclinato in avanti; la mano sinistra è delicatamente appoggiata al teschio, mentre l'altra, dalle dita aperte in scorcio, suggerisce l'atto di sorpresa dovuta al fervore contemplativo.
Valutazione generaleL'opera è di scarso valore artistico.
Inedito.
Bibliografia
Note
Raffaella Colace

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Angelo Gandola Srl
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