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GIORNALE

sabato 1 aprile 1989
Milano costume

Nicoletta Melone

Cinquantamila lire l’anno per diventare membri dell’Associazione europea amici dei sogni
Quei sognatori con la tessera

Duecento milanesi hanno già aderito al singolare club – “Il nostro obbiettivo? Concretizzare ogni desiderio” spiega il presidente – L’altra sera in via Anfiteatro due poeti si sono dati battaglia a suon di versi, misurandosi anche sulle loro fantasie.“Che ritornino gli elfi” o, più semplicemente, “Che lui ritorni”. “Incontrare un extraterrestre che parla italiano”. “Trovare lei su un’isola deserta”. “Passare una notte in gondola, possibilmente in buona compagnia”: Un Anonimo Milanese, meno romantico, si accontenterebbe di non avere guai:per lui suona più o meno così “è giamò on sogn se ghe minga de rogn”. Sono sogni: alcuni milanesi li hanno “esposti” alla “Bottega dei sogni” di via Anfiteatro 11. In attesa che si avverino, li lasciano in vetrina: tanti foglietti appesi a un pannello di legno. Ma non sono in vendita: la “Bottega” è la sede dell’Assosogni, l’”Associazione europea amici dei sogni”. Fondata il settembre scorso, conta già oltre duecento soci tra cui, “honoris causa”, Enzo Maiorca. Per avere la tessera di sognatore basta pagare 50.000 lire e rispettare gli scopi dell’associazione. Che s’impegna, spiega lo statuto, “a promuovere l’informazione, l’attitudine ai sogni e la loro concretizzazione”. “Perché i sogni impossibili non esistono, assicura il presidente e fondatore del “club” Gianfranco Magrini. “Sono tutti realizzabili”, aggiunge. Anche il suo: salpare da Ribecco, attraversare tutta Milano in barca e buttare l’ancora a Cernusco. Magrini infatti, che è anche uno dei fondatori del Cocis, il “Comitato per la città sotterranea”, sogna la riapertura dei Navigli. Come prima, più di prima. Per veleggiare dal Ticino all’Adda. Per fare shopping in canotto in via Senato. Le auto via, sotto terra, e sopra, tanta acqua. Milano come Amsterdam e Venezia. Sogna in grande, Gianfranco Magrini, professione ingegnere. Ma i poeti non sono da meno: la tradizione li ha incoronati grandi sognatori. A ragione: lo hanno dimostrato l’altra sera, quando alla “Bottega” si è tenuto un duello di poesia erotica all’ultimo sonetto. I contendenti erano Franco Manzoni e Giorgio Longo, i due direttori del bimestrale di poesia “Scherma”. Prima di affrontarsi, hanno sfoderato un sogno per ciascuno. “Il mio è di comprare due etti di prosciutto pagando il salumiere con una mia poesia,”, ha detto Manzoni, autore di “Amore esausto”, una raccolta di versi erotici di cui ha tratto anche uno spettacolo teatrale. Inizialmente aveva affidato la rappresentazione a una ballerina. Adesso, ha spiegato, ha deciso di avvalersi di una contorsionista.“Vorrei scoprire la pietra filosofale”, ha detto invece Longo, “poeta erotico ed eretico” con vocazione di alchimista: da dieci anni infatti distilla, in un alambicco, “spiriti”, essenze di profumo e liquori d’erbe. A questo punto è partita la prima raffica di endecasillabi, ma le luci rosse si sono rapidamente smorzate: Longo infatti ha risposto al fuoco schierando un esercito di elfi. E ha sparato una bordata: brevi, disarmanti massime di piccoli esseri che raccontano come si vive in un barattolo di marmellata o dentro a un vecchio vocabolario. Così Manzoni ha immediatamente trasformato il rosso in rosa confetto con una poesia dedicata alla donna della sua vita, una conturbante signora di soli quattro mesi: sua figlia. Orgogliosissimo, ha mostrato persino i “segni della colpa”: una macchia di latte sul collo della camicia. Data via libera all’amore “e basta”, il pubblico, quasi tutti poeti, ha invaso il campo e il duello si è tramutato in una battaglia senza vincitori né vinti. Un poeta di Fiume, Enzo Bertinazzo, ha recitato Quasimodo e Montale in dialetto veneto. Il padrone della Bottega dei sogni, Silvano Zazzi, trascinato, ha cercato di recitare la composizione della nazionale di calcio. Sui tavoli sono iniziate a piovere poesie e con un bicchiere di vino bianco è stato battezzato il primo numero del “Quotidiano dei poeti”: “In realtà, non è esattamente un quotidiano – ha confessato la redazione di Milano al gran completo, Bruno Brancher -. E’ un giornale stagionale, cioè esce solo quattro volte l’anno”. Come gadget, un palloncino rosso: simbolo dell’infanzia perduta dei poeti. Che, riuniti in un’antica cantina ornata di fiori di carta e di farfalle, si sono scambiati fino a mezzanotte storie d’amore, di elfi e di alchimie. Sogni di una notte di mezza estate a primavera? “Licenza poetica e tessera di sognatore” hanno replicato. Inattaccabili. ASSOSOGNI



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