La proposta sintetizzata nella presente relazione non può essere assunta come un progetto compiuto, ma deve essere letta come un'ampia panoramica delle potenzialità insite nel territorio. Solo la scelta politica, in coerenza con le strategie amministrative di sviluppo del territorio, potrà indirizzare l'elaborazione di appropriati studi di fattibilità negli ambiti specifici e secondo una logica temporale. L'esposizione pertanto non seguirà un filo conduttore in grado di legare tutti i possibili interventi, ma sarà una successione di idee esposte in modo del tutto casuale. Con la stessa libertà ogni proposta potrà essere realizzata in modo autonomo. Ciò premesso si ricorda che il punto di partenza per queste considerazioni è costituito dall'osservazione dello stato di abbandono del Naviglio Pavese. Questa infrastruttura che, se realizzata oggi, costerebbe ben più di 500 miliardi di Lire tra oneri di esproprio e di costruzione, allo stato attuale è un impedimento anzichè un servizio. All'inizio del secolo XIX, quando venne inaugurato il Naviglio, si concretizzò sicuramente un sogno di Milano, più che un'aspirazione di Pavia. Quello Pavese, infatti, di tutti i Navigli è l'ultimo nato, a completamento di quella rete iniziata nel 1200 e che ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo di Milano e dell'intera Lombardia. Il Naviglio Pavese per quei tempi forse era il tanto desiderato sbocco al mare di Milano. Non va dimenticato che all'epoca il trasporto merci via terra avveniva solo ed esclusivamente mediante trazione animale e le vie d'acqua rappresentavano il massimo della funzionalità sia per la movimentazione di grandi pesi che per la velocità dei trasferimenti (anche l'innalzamento dei natanti avveniva col cavallo così come col cavallo venivano mossi i carri sulla terraferma). Rispetto agli altri Navigli, quello di Pavia non ha avuto la fortuna che meritava perchè nel giro di pochi anni sono state insidiate nel territorio le prime ferrovie. Al Naviglio Pavese fu relegato un collegamento locale con Milano, limitato soprattutto alle merci povere e pesanti. Probabilmente il Naviglio Pavese servì più allo sviluppo industriale che come via di trasporto, specialmente per lo sfruttamento della forza motrice ricavata dall'acqua. Che il Naviglio, per la città di Pavia, non fosse una grande aspirazione lo si vede da diversi elementi: prima di tutto Pavia ha sempre avuto il suo sbocco al mare per naturale collocazione ed ha sviluppato tutta la sua tradizione di navigazione (civile e militare) sulle acque del Ticino; secondariamente la collocazione estremamente periferica rispetto al nucleo storico non lo ha mai reso corpo integrante della città e nemmeno è servito come alimentazione di un fossato difensivo. Inoltre va sottolineato che in epoca napoleonica Pavia non aveva una sua ben precisa identità che la rendeva del tutto indipendente dalle fortune di Milano. Da ricerche effettuate in libreria (dove più che in biblioteca si avverte l'umore popolare) non ho potuto trovare grandi pubblicazioni legate al Naviglio in Pavia (in netto contrasto con quanto avviene in Milano per un Naviglio che non c'è più). Questo significa che il Naviglio non è nel cuore dei Pavesi e forse non lo è mai stato. La fossa interna dei Navigli di Milano è stata riprodotta nei secoli da illustri pittori; non ho conoscenza che altrettanto sia avvenuto a Pavia per il suo Naviglio. Per queste considerazioni il Naviglio, finita la sua funzione commerciale, nella città di Pavia è rimasto a dar fastidio senza minimamente evocare alcun sentimento di nostalgia o di romanticismo. |