. L'esposizione di strumenti chirurgici (che potrebbero anno dopo anno essere integrati) potrebbe spiegare al mondo con quanta fatica e con quanto ingegno l'uomo ha sempre tentato di perseguire la conoscenza; il vicino Cimitero Monumentale, inoltre, può essere fedele testimonianza anche degli errori. Un secondo museo potrebbe essere quello dell'acqua dove troverebbero accoglienza tutti i meccanismi legati al movimento dell'acqua ed alla navigazione delle acque locali. Si avrebbe così il museo della barca da fiume, il museo della barca da Naviglio, il museo della barca da guerra di cui i Pavesi erano dotati, ma soprattutto si potrebbe perpetuare la testimonianza di tutti quei mulini o quelle turbine che hanno consentito lo sviluppo industriale di Pavia. Particolare riguardo andrebbe riservato alle acque delle risaie. Altro museo potrebbe essere allestito coi reperti della goliardia. Per tornare al Naviglio è doveroso elencare anche tutto quello che ne potrebbe impedire l'utilizzo. Tutte le conche sono attualmente fuori uso, sia perchè sono inefficienti le porte ed i suoi meccanismi di manovra, ma anche perchè la regolazione del flusso delle acque è stata fatta con la costruzione di muri atti a limitare la luce dello stramazzo. Non solo, partendo da Milano esistono alcuni ostacoli che ne impediscono la completa navigabilità. Il primo è a Milano Fiori ed è costituito da un ponte di recente costruzione che, contravvenendo alle più elementari regole dettate da una normale manutenzione, concede sotto la trave un battente libero sopra il pelo d'acqua di soli 30-40 cm. Tra Rozzano e Binasco quasi all'altezza di un ristorante denominato La Pergola esiste un altro ponte a raso con un battente libero di soli 50-60 cm. A circa 4 km. dall'abitato di Certosa esiste una rete tra le due sponde, gli effetti della quale si possono constatare sul posto. Entrando in Pavia, subito dopo il ponte della ferrovia, esiste un altro ponte con battente libero di circa 150 cm. che immette al campo sportivo comunale. In corrispondenza di piazzale San Giuseppe e precisamente sulla via Ghisoni esistono due ponti affiancati che hanno tutta l'aria di essere ex ponti levatoi; lo stesso dicasi per il ponte che esiste sul prolungamento di viale Ludovico il Moro. Di tutti gli ostacoli alla navigazione, però, il più difficile da rimuovere è quello costituito dall'Ente di gestione del canale. Rimettere in ordine le porte delle chiuse e relativi meccanismi è spesa relativamente modesta, che tra l'altro potrebbe essere sostenuta da opportune sponsorizzazioni nel caso l'intervento venisse legato a manifestazioni di grande rinomanza almeno pluriregionale, come relativamente modesta potrebbe essere la spesa per la motorizzazione dei movimenti. Per quanto riguarda i ponti in Pavia credo che una verifica statica generale ed in particolare sulla stabilità del corrente compresso, possa far evidenziare la non idoneità alle caratteristiche dei carichi stradali attualmente in vigore. Rifare per rifare si può anche pensare di ricostruire con idoneo battente sottostante. Di questi, quello che richiederebbe maggior studio sulle pendenze è quello della via Ludovico il Moro; questo senza pensare ad un futuro molto lontano in cui si potrebbe anche ipotizzare di attraversare il Naviglio mediante sottopassi che si collegherebbero direttamente con le sottovie di viale Della Repubblica e di viale Bligny. Attualmente i vincoli di altezza per i natanti sono costituiti dai fornici delle conche.
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