Indipendentemente dal mezzo di locomozione usato per accedere (le considerazioni al riguardo verranno fatte successivamente) bisogna pensare alla salvaguardia del territorio ancora non compromesso, con l'impegno di ricuperare il ricuperabile. In epoche non sospette nessuno si opposto alla costruzione del Mulino Certosa in corrispondenza della Conca omonima o oggi sarebbe quasi un delitto pensare al suo abbattimento. Molto meno giustificabile è l'insediamento industriale proprio a ridosso della stazione ferroviaria. C'è da augurarsi che il giorno della sua dismissione, la qualità dei manufatti non induca chicchessia ad invocarne la conservazione. Allo stato attuale delle cose il limite estremo di salvaguardia deve essere esteso fino alla strada che interseca il viale alberato che porta all'ingresso della Certosa. Oltre questo limite dovrebbe essere rimosso il parcheggio e tutte quelle superfetazioni che creano solo disordine e cattivo gusto. Al di fuori della zona di rispetto dovrebbero essere costruiti parcheggi opportunamente mimetizzati, se non addirittura interrati, in grado di accogliere sia i pullman, che i camper, che le automobili. Un certo spazio dovrebbe essere riservato ai parcheggi automatizzati perchè, essendo inaccessibili alle persone, possono consentire, anche al turista di passaggio, di parcheggiare la propria auto piena di bagagli senza correre il rischio di venire completamente depredato. In adiacenza al parcheggio dovrebbe essere realizzata una struttura sotterranea, o comunque mimetizzata, di efficiente accoglienza. In questo spazio dovrebbero trovare collocazione tutti i generi di prima necessità, i servizi igienici, i servizi di informazione turistica, i servizi di prenotazione alberghiera o di agenzia in genere, servizi di ristoro, servizi telematici, servizi di assistenza medica e meccanica e quant'altro indispensabile o utile per fornire una accoglienza degna di una paese turisticamente attrezzato. Da lì il turista dovrebbe entrare in un locale vestizione dove, tra risa e compiacimenti, dovrebbe indossare una specie di saio, tale da uniformare l'originale folklore dell'abbigliamento e indurre inconsciamente una disciplina nei comportamenti e nelle gestualità. Il noleggio del saio dovrebbe pagare le spese di ammortamento, di gestione (ogni volta il saio dovrà essere sterilizzato) e riservare una congrua quota per la conservazione del monumento. Effettuata la vestizione, effettuate le fotografie di rito, in ordine monastico il gruppo di turisti destinato ad un accompagnatore si porterà sul viale alberato dove una idonea navetta (a trazione animale o elettrica ma di foggia appropriata) trasporterà chi non vuole camminare a piedi fino all'ingresso della Certosa. Da qui il gruppo potrà cominciare la visita guidata e a cadenze programmate un certo numero di gruppi si troveranno nel corpo principale della chiesa dove da impianti ad alta fedeltà verranno diffuse le note di alcune composizioni sacre, corali o strumentali. Il concerto non dovrà durare più di un quarto d'ora, non dovranno essere consentiti i battimani o i gridolini di giubilo, sempre in perfetto ordine i vari gruppi continueranno il loro giro, in particolare verrà consentita la sosta ed il riposo in appositi spazi nei vari chiostri. Alternativamente i vari gruppi avranno accesso al refettorio dove, con le stesse modalità delle regole monastiche, verranno distribuiti alimenti e bevande all'uopo predisposte. La conclusione della visita avverrà con la restituzione del saio. Visite particolari per famiglie o singoli studiosi potranno essere concordate di volta in volta.
|