Io ritengo che, anche per un problema di regolazione dell'acqua del bacino del Lago di Como, debba intervenire una visione del problema un po' più ampia di quella che, stringi stringi, si riduce ai guai della Piazza Cavour. Mentalmente ho fatto una analisi di tutte le sponde del Lago di Como e mi sono accorto che, più che della piena, i paesi soffrono della magra. La piazza di Como è l'unica che, quando il Lago sale, si inonda, mentre invece, per esempio, sulla sponda di Cadenabbia, Tremezzo e Argegno, quando il Lago è basso sorgono dei grossi problemi su tutte le opere portuali. Il Genio Civile ha dovuto rinforzare le fondazioni del porto di Argegno perchè tutti i pali erano stati messi allo scoperto dalla magra del Lago, con grave compromissione della stabilità delle banchine e dei moli. Relativamente alla regolazione, non entro nel merito; hanno già parlato esimi professori che hanno detto cose miracolose, tuttavia penso che non sia logico non accumulare acqua e poi dire: di acqua non ce n'è più e non ve e diamo più. Io credo che in una gestione democratica del territorio le esigenze di tutti debbano essere rispettate comprese, non ultime, quelle dell'agricoltura, perchè, probabilmente, anche i comaschi si nutrono dei prodotti del Lodigiano e forse si servono anche della corrente elettrica prodotta dalle centrali dell'Adda. Per il mio intervento di oggi ho ripreso più che altro delle idee che avevo maturato quando avevo fatto lo studio di quella struttura urbanistica (in seguito denominata Il Tubolario) immersa nel Lago di Como e come allora oggi, nell'affrontare il problema del bacino, mi chiedo: visto che tutte le difficoltà nascono dalla Piazza Cavour, è per caso questo l'unico problema irrisolto di cui soffre la città di Como? Ho provato allora a mettere in fila quelli che potrebbero essere altri grossi inconvenienti per la città, e sul lucido proiettato sono evidenziati i più facilmente intuibili. Abbiamo una deficitaria viabilità interna (del resto comune a tutte le città), una deficitaria viabilità con il territorio limitrofo, dove attualmente tutte le sponde hanno un'unica strada e quando questa viene interrotta per una frana (magari dovuta a magra del Lago) o altro, si crea un enorme intralcio per tutta la mobilità che deve essere dirottata nelle valli laterali. Abbiamo poi scarsità di viabilità protetta ossia quella di tipo autostradale, scarsità di viabilità su ferro, sia metropolitana che per movimentazione merci, si hanno infine carenze infrastrutturali di vario tipo in rapporto allo sviluppo economico-sociale della città e del suo circondario.
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