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CORRIERE DELLA SERA - mercoledì 15 Gennaio 1986 Lettere al CorriereNasce vecchio il ponte sullo StrettoHo letto con molto interesse lintervento del sottosegretario Galasso a proposito del ponte sullo Stretto, e vorrei anchio spezzare almeno uno spillo a favore del tunnel, purché si tratti di tunnel in alveo. Gli argomenti che vorrei proporre non riguardano la salvaguardia del paesaggio, già ampliamento difeso dalla più qualificata delle fonti, ma vogliono ispirarsi solo a motivi tecnici e tecnologici. Il mondo intero è pieno di ponti sospesi, ed anche costruendo il ponte con la più lunga campata, sarebbe sempre un arrivare per ultimi. Non solo, i 3.300 metri dello Stretto sono già quasi un limite per questa tecnologia che, a mio avviso, si sta già avviando verso lobsolescenza per lasciar spazio ad altre infrastrutture più funzionali e meno monumentali. Ritengo inoltre che il lavoro italiano non avrà alcun beneficio dal perfezionamento di una tecnica che anche altri praticano da anni, anche perché le nostre imprese sono già bravissime a costruire queste opere fuori dItalia (se non erro proprio unimpresa italiana dovrebbe realizzare il raddoppio del ponte sul Bosforo). Anche il tunnel sottomarino, a parte le controindicazioni di natura sismica, non direbbe alcunché si nuovo, perché, a grandi linee, ripropone le tecnologie della galleria in cui gli italiani, per necessità, sono già maestri. Non a caso il più qualificato progetto di questo tipo per lattraversamento della Manica è proprio di unimpresa italiana. Diverso è il discorso a proposito del tunnel in alveo, perché, a parte qualche esempio di struttura appoggiata sul fondale, non esistono ancora al mondo realizzazioni a mezzacqua (salvo che per fognature o acquedotti). A mio modesto parere questa tecnologia, una volta consolidata, potrebbe essere quella con maggiori occasioni di applicazione, primo perché non pone limiti alla distanza delle sponde da collegare e secondariamente perché non implica stravolgimento dellambiente. Se a questo si aggiunge la facilità di industrializzazione, la rapidità di esecuzione, il relativo basso costo e la poca sensibilità ai movimenti tettonici (solo per citare alcune delle caratteristiche più qualificanti) si può capire quale riserva di know how potrà rappresentare per le aziende che, per prime, acquisteranno esperienza in questo campo. Linnovazione tecnologica non vuol dire solo elettronica, e sarebbe di grande utilità per il lavoro delle nostre imprese, e per la bilancia dei pagamenti, se lItalia potesse proporsi al mondo come Paese allavanguardia in un campo dove già ora è da tutti apprezzata. Potrebbe acquisire commesse contando più sulloriginalità delle tecnologie e sullaffidabilità del prodotto, piuttosto che sul ridotto margine di utile. Forse il progetto Ponte di Archimede potrà non essere ancora definitivo, forse potrà eliminare la stabilizzazione trasversale affidata ai tiranti inclinati, forse potrà cambiare tracciato per sottrarsi alla maggiore intensità delle correnti, forse potrà anche avere andamento non rettilineo, ma a mio avviso quella è la strada da intraprendere se si vorranno trarre dei benefici da unopera che, forse, più che una necessità , rappresenta una occasione per creare sviluppo. Gianfranco Magrini (Segretario degli Ingegneri Liberi Professionisti della Provincia di Milano) | ||||||||||||||||||
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