A nessun'altra Lucia Mondella si potrà pensare per lo struggente e celeberrimo saluto: "Addio monti sorgenti dall'acque...". Chi lascerà il lago di Como e le sue rive non li vedrà più quei monti, perché viaggerà sott'acqua, alla guida della propria auto o dentro una carrozza ferroviaria. Si viaggerà in tubo, un colossale e granitico tubo che attraverserà tutto il lago nei suoi due rami e formerà una specie di grande forcella capovolta. E' un progetto, un'ipotesi di futuro. Che non si tratti d'una pura fantasticheria, lo dice il nome dell'autore, che non è l'inventore folle a cui ci hanno abituati rotocalchi in cerca di sbalordimenti bensì un noto e stimato professionista milanese, l'ingegner Gianfranco Magrini, consigliere del sindacato degli ingegneri liberi professionisti della Provincia di Milano e membro esecutivo di quello nazionale. I progetti sono il suo mestiere: dai ponti ai capannoni, alle ville, a nuove forme di sedie ed altro ancora. E' collaudatore della Metropolitana milanese e calcolatore di cemento armato. Dissipato ogni dubbio su chi ha pensato di mettere le ali al lago di Como, soffermiamoci sulla sua idea. L'ingegner Magrini, che è anche tanto spiritoso da prevenire eventuali e maliziosi accostamenti di parole, esce con questa battuta: "Ma sì, parliamo di questa mia idea del tubo!...". A dimostrare che il progetto, che il marzo scorso fu presentato a Como nella sede del Conter Leasing e di cui "Il Giorno" già allora parlò nelle Cronache del Nord, nasce sì coi connotati della fantascienza, ma è subito divenuto una faccenda seria e "amministrabile": nei prossimi giorni verrà costituita la "Tubolario", società a responsabilità limitata che s'incaricherà della promozione dell'idea e di ogni altro collaterale aspetto. |  Il punto di partenza - La Lombardia, dice l'ingegner Magrini, è la regione del Nord con i più scarsi collegamenti internazionali. Escludendo l'ormai asmatico valico di Chiasso, è praticamente inesistente un collegamento ferroviario con il centro ed il nord Europa. Particolarmente penalizzato dalle difficoltà di comunicazione, è appunto l'intero bacino del lago di Como. Perché la "locomotiva" Lombardia continui a correre, va ripensato il sistema dei trasporti e della viabilità. Si è in attesa del traforo dello Spluga, ma per la parte italiana questo richiede il potenziamento delle tratte Milano-Lecco e Lecco-Chiavenna. La rete stradale attorno al lago è fragile e lenta: la statale Regina frana e trascina automobili nell'acqua; la statale 36 in uscita da Lecco ha un funzionamento "zoppicante"; i Tir non passano; il solo binario della ferrovia Lecco-Colico è chiaramente insufficiente; la Valtellina rimarrebbe isolata se soltanto una piccola frana bloccasse la 36. "E' inutile - dice l'ingegner Magrini - che la Valtellina si metta a fare le industrie se poi non si riesce a mandar via la merce". A mettere riparo in modo convenzionale a questo quadro (statale Regina, nuova galleria di Moltrasio, statale 36 e ferrovie), si spenderebbe una montagna di miliardi senza aver risolto il problema. Il lago, sintetizza Magrini, "rimarrebbe una via d'acqua con tre repubbliche". Come risolvere definitivamente il problema della crescita di quest'area? Ci vorrebbe un'autostrada, non una strada (perché questa c'è e nelle descritte condizioni); ci vorrebbe una ferrovia non una "tradotta" (anche questa esiste); sarebbe poi necessario uno sviluppo residenziale, e allora occorre un servizio metropolitano. Ecco, da tutto questo groviglio di quesiti e parziali risposte, è nata all'ingegner Magrini l'idea d'una strada subacquea: "Se l'acqua ci univa prima, perché non dovrebbe farlo oggi?"
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