C'è un "tubo" nel futuro del lago di Como e delle terre che gli gravitano intorno. Non è uno scherzo, nè un modo di dire. E' un progetto redatto non da un mattacchione, bensì da un ingegnere milanese sulla cinquantina, Gian Franco Magrini, docente universitario, esperto in calcoli di cemento armato e in strutture ad alto contenuto tecnologico, collaudatore, tra l'altro, della metropolitana milanese. Il personaggio capitò qualche tempo fa sul Lario come tutti i milanesi: chiamato da un antico amore e da un fascino misterioso. Poi qualche sindaco cominciò a proporgli progetti importanti, quelli che qualificano un'amministrazione e un'epoca. Ma ad un certo punto, girando qua e là, l'ingegner Magrini cominciò, come dire, a essere stufo di sentire i "pianti greci", che ormai sono denominatore comune per comaschi e sondriesi. I termini sono noti: non c'è più sviluppo, non ci aiuta nessuno, abbiamo perso i treni, lo Spluga, che è una delle pochissime possibilità per collegare la Lombardia all'Europa, è un miraggio, e poi chissà che subbuglio si crea, non abbiamo strutture, i paesi vengono abbandonati e i territori si degradano. Magrini , che è un uomo brillante, quasi quasi andava in crisi anche lui. | L'ingegner Magrini autore del futuristico progetto del "tubolario" presentato ieriUn bel giorno, un suo amico, il ragionier Evolvi, comasco, lo chiamò per fargli progettare la nuova sede della sua ultima creatura: una società finanziaria che aiuta le imprese e gli imprenditori con buone idee a reperire capitali per gli investimenti. Magrini allestì una sede in Viale Varese 85-87 a Como, che non si può descrivere, unica nel suo genere, dall'impatto fortissimo e nello stesso tempo accogliente. Da restare lì, a bocca aperta, prima sconvolti e poi convinti. |