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Accompagnare i pizzoccheri con del vino rosso, vitigno chiavennasca.

Origine dei pizzoccheri

mischiare il vero col falso, il noto con l’ignoto, l’informazione con la favola), si può ragionevolmente dubitare che Meluzza Comasca sia realmente esistita. È tuttavia possibile che l’Autore abbia celato dietro un nome inventato un personaggio reale attribuendogli creazioni culinarie, così come la Regina Margherita si troverà a nominare una pizza (12) o la Norma una pasta (13) .

Il secondo problema è relativo ai pinzoccheri o pizzoccheri. A quale pasta egli faccia riferimento non è facile dire. Ortensio Lando stampa il suo Catalogo nel 1550 (prima edizione a Venezia) dunque in un’epoca ben precedente la diffusione, nelle zone dell’Alta Italia, del grano saraceno che – proprio dei pizzoccheri – costituisce la riconosciuta materia prima da sempre accettata. Il girovago erudito non scrive un trattato di culinaria e non accenna ad ingredienti o metodi di realizzazione (anche se – erroneamente – qualche libro moderno attribuisce a Meluzza Comasca una ricetta dei pizzoccheri datata addirittura 1612, che ovviamente non è stata mai scritta). Anche altri studiosi, basandosi sul racconto del Lando riprendono la notizia fermandosi sul “comasca” attribuito a Meluzza. Così Giuseppe Baretta, ricercatore della Biblioteca Nazionale Braidense, in una nota scrive: i «pinzocheri, oggi chiamati pizzoccheri fatti con il grano saraceno già si gustavano ai tempi della Meluzza, che fu

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Tasso & Candeloro