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Bottiglia di Valtellina Superiore

La materia prima

In Valtellina, la prima testimonianza indiscutibile è del 1616. A quel tempo il Governatore grigionese della Valle dell’Adda, Giovanni Guler von Weinech, pubblicava una relazione sui principali prodotti della valle nel Terziere di Mezzo: «…questa regione produce altresì granaglie e legumi d’ogni sorta: frumento, segale, orzo, avena, piselli, fave, lenticchie, miglio, finocchio, grano saraceno e quanto altro può essere denominato con termini consimili».

Ancora oggi «… la semina del grano saraceno avviene a spaglio, cioè gettando i semi a piccole manciate sul terreno non arato. Un detto popolare dice che “a San Giacomo il furmentùn deve essere seminato o già spuntato”, a ricordare che il 25 di luglio è l’ultima data utile per la semina. Da allora fino alla raccolta il grano non richiede altre lavorazioni, faranno tutto il resto la terra, il sole e le piogge. La mietitura normalmente avviene intorno alla seconda metà di settembre e vede esclusivo l’abile lavoro manuale: gli steli sono falciati e legati in piccoli mazzetti, poi capovolti sul campo e lasciati ad asciugare per una settimana circa. Ha quindi inizio la battitura, effettuata direttamente sul campo o sull’aia. Le piante secche vengono sistemate sui pelorsc (teli di canapa o lino tessuti al telaio) e battute per separare la paglia dai semi; una passata al grande setaccio di vimini e poi nel mulinél da cui escono puliti i chicchi neri.

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