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Gli alti pascoli, la mano esperta del casaro, le grotte naturali sono elementi inscindibili di questo prestigioso formaggio.
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Preparazione dei pizzoccheriSovrapporre le fasce e tagliarle nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa cinque millimetri.

Pizzoccheri e Vini rossi

I pizzoccheri di Teglio. Piatti “nordici” da consumare, generalmente, dall’autunno alla primavera: forti, austeri, rotondi, senza nessun compromesso. Piatti si dice – ed è vero – di molte calorie. Ma decisi, di grande nerbo, assoluti, immensi e che lasciano sulle papille tracce solide e durature, tutt’altra cosa dai piatti “mediterranei” leggeri che consegnano ghirigori del gusto ed ai quali si accostano vini bianchi delicati, lievi e civettuoli. Coi pizzoccheri – in particolare – solo i vini rossi.

I pizzoccheri, si racconta in questo libro, sono nati a Teglio. A Teglio è sorta l’Accademia del pizzocchero, a Teglio i due mulini storici moliscono per tutto il mondo il grano saraceno per ricavarne farina nera, a Teglio dodici magnifici ristoranti si contendono gli enogastronomadi del sabato e della domenica a suon di pizzoccheri. Ma quale il vino ideale in accostamento? Puntiamo i piedi, e ben fermi sul territorio diciamo: il vino ideale è il Valgella, vitigno Chiavennasca. Uva chiavennasca (che è sinonimo di Nebbiolo), ma a noi piace dire “uva chiavennasca”. C’è racchiusa in questa parola la diversità dell’uva di Valtellina, che nasce su ripidi pendii, quasi solitaria, difficile da raccogliere, su terrazzamenti delimitati da pietre che visti dalla piana disegnano un paesaggio unico, baluardi da inserire nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

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