Dessinateur - Graveur - Officier D'Académie - Médailles d'Or & d'Argent
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Louis Poyet
Louis Poyet, le cui incisioni di "miracolose invenzioni" - così le proclamavano nell'Ottocento - sono fedelmente riprodotte in questa pubblicazione, è uno degli ultimi grandi xilografi, un vero maestro di quell'arte della moltiplicazione delle immagini per mezzo della stampa, che in Europa si diffonde oltre cento anni avanti l'invenzione della tipografia delle parole con i caratteri mobili. Siamo nei secoli XIV e XV: i due eventi, con quello della scoperta dell'America, segnano simbolicamente la fine di un evo della storia degli uomini e il principio di quello che chiamiamo moderno.
Tipografia e xilografia sono le prime vere industrie dell'informazione e progrediscono insieme, testo e immagine, nel libro e nel giornale illustrato, come in quelli che si chiamavano canards (fogli volanti di fantasiose notizie tradotte in canzone), e nei manifesti. C'è una ragione tecnica, e bisogna conoscerla per meglio apprezzare le figure di questa pubblicazione: nella xilografia il disegno è fatto sopra una tavola e viene poi "risparmiato" (è la parola propria) togliendo il legno intorno. Cosi alla fine risulta sporgente, in rilievo, come lo sono i caratteri tipografici per cui, nella forma della pagina, la composizione del testo e la sua illustrazione xilografata si possono stringere, inchiostrare e stampare insieme nel modo più conveniente: prima con una sola pressione del torchio, poi con un solo viaggio del cilindro con il foglio.
Nella xilografia, i segni sporgenti risparmiati scalpellando il legno, poiché si devono inchiostrare e imprimere assieme ai caratteri tipografici, non consentono delicatezze di toni. Per cui le ombre e le luci si possono soltanto tradurre in punti e in linee, più o meno fitti e sottili, ma sempre evidenti. S'intuisce che al di là di una certa minuteria l'incisione non può andare.
Per solcare le matrici delle stampe delle "macchine miracolose", Poyet ne aveva di sue non meno moderne: all'antica sgorbia dell'incisore si erano sostituiti pantografi meccanici, frese, trapani e tomi simili a quelli usati per la lavorazione fine del metallo. Perciò, nella xilografia dell'Ottocento, la manualità secolare e i nascenti automatismi si uniscono. Il legno, per sopportare le nuove sottigliezze dei tratti, doveva essere durissimo e le tavolette delle matrici erano segate e allisciate non più seguendo la fibra, ma affettando i tronchi: per questa ragione, il nuovo intaglio, cosi da distinguerlo dall'antico, si disse "di testa". Affrontava l'usura della stampa quanto il metallo dei caratteri, e s'inchiostrava anche meglio,








