Dessinateur - Graveur - Officier D'Académie - Médailles d'Or & d'Argent
Advertise
consentendo le prime alte tirature dei giornali illustrati, antenati dei nostri rotocalchi, che cominciavano a diffondersi ovunque.
Louis Poyet, così come con ragione si vanta nella sua insegna, lavorò a produrre migliaia di matrici per testate di grande successo, quali "La Nature", "L'Illustration", "Le Genie Civil", "The Engineer", "The Scientific American", e per illustrare innumerevoli cataloghi di industrie e di grandi esposizioni, nelle quali ultime, un secolo fa, si celebravano, ancor più sontuosamente di oggi, i fasti dei primi, e forse rimasti insuperati, boom economici della storia della produzione umana. Cataloghi eccellenti, quelli xilografati: per dirlo in metafora, nel tronco antico del suo segno s'innestavano i nuovi oggetti della rappresentazione, le macchine, con un contrasto che ancor oggi provoca, forse più intensa di allora, un'emozione estetica. Quella che si prova navigando tra queste pagine. Dove, con uno dei tanti prodigi della fotoincisione, le figure incise da Louis Poyet sono fedelissimamente ristampate.
E sempre in questa pubblicazione si trova la ragione per cui l'arte sua, quella della xilografia, sparisce quasi di colpo dopo la sua ultima grande stagione. La fotoincisione, ovvero il nuovo mezzo per fare le matrici, adesso incise con la forza della luce e degli acidi, consente di tradurre in esse i disegni e le fotografie, che poi sono disegni "presi" dalla cosa che si vuole illustrare, con automatismo totale. La mano dell'uomo non deve più toccare direttamente i segni dell'uomo. O forse si deve scrivere che non può? Perche sarebbe una cosa diversa.










