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Una vita dedicata allarte
Nelle note critiche di Radice questa capacità di riflettere, ragionare e parlare d'arte per sé e per gli altri era evidentissima. Ma da esse traspariva pure, sistematicamente, accanto all'esigenza didascalica, un'idea dell'arte che pareva avesse in sé un'intenzione etica, qualcosa che, secondo la tradizionale concezione cristiana sull'arte, unisse i valori estetici a quelli etico-religiosi, coniugasse cioè il "bello" con il "buono" e con il "vero". In effetti era da parecchi anni che Radice continuava ad affermare al riguardo i suoi pensieri: "Poeta - aveva sostenuto nel 1957 rispondendo a un'intervista di Tristan Sauvage(1) - è colui che fa o compone qualcosa che rivela un aspetto nuovo del vero, del bello e del buono: tale che, conosciuto da un altro, rivive dentro di lui: rinascendo in tutti coloro che lo conoscono, li raccoglie in comunione di spirito; è di tutti e di nessuno, come il sole. Sono poeti, evidentemente, il poeta propriamente detto, il pittore, lo scultore, l'architetto, il musicista, ecc.". E ancora: "Si può dire che il vero, il bello ed il buono non sono altrimenti esprimibili (benché sempre imperfettamente, cioè in modo approssimativo) che attraverso un gioco o composizione di immagini, di suoni, di colori e di forme". La conclusione non poteva che avvalorare le premesse: "L'opera di poesia è dunque un mezzo di comunicazione degli uomini fra loro e fra loro e Dio. Forse si può affermare che l'arte è ciò che l'uomo fa per glorificare Iddio, in modo tale da indurre coloro che la conoscono a un atto di adorazione".






