Advertise
Una vita dedicata allarte
In effetti, sia come depositario di una memoria storica particolare, sia come esponente di un movimento artistico che aveva segnato in Italia il passaggio dal cubismo d'oltralpe e dal futurismo nazionale all'astrattismo, dopo le precedenti esperienze di un Kandinskij, di un Mondrian, di un Malevic in Europa, Radice era un maestro riconosciuto da quanti ne seguivano il lavoro, ne studiavano il nitido svolgimento.
In questa prospettiva, momenti fondamentali - e irripetibili - rimanevano da una parte i rapporti con i giovani leoni dell'architettura razionalista (Giuseppe Terragni e Cesare Cattaneo innanzi tutto; ma anche Luciano Baldessari, Piero Lingeri, Luigi Figini, Gino Pollini, Piero Bottoni, Alberto Sartoris), dall'altra i rapporti con i primi astrattisti italiani (Alberto Magnelli, Attanasio Soldati, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, e soprattutto Lucio Fontana, Mauro Reggiani, Virginio Ghiringhelli, Oreste Bogliardi). Ufficializzato rimaneva, inoltre, l'atto di nascita dell'astrattismo italiano grazie alla mostra organizzata alla Galleria del Milione, a Milano, nel novembre del 1934 (con opere di Reggiani, Ghiringhelli e Bogliardi, che ebbero cura di stendere perfino un "manifesto" sotto forma di "Dichiarazione degli espositori"); mostra alla quale era seguita, nel dicembre del medesimo anno, sempre al Milione, un'esposizione di "Bianco e Nero Astratto" che vedeva anche la presenza dei due comaschi Radice e Rho.





