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Una vita dedicata allarte
Portata alle sue estreme - ma non definitive - conseguenze, nella fase iniziale della sua storia l'arte astratta è essenzialmente geometrica, un'arte che si nutre prevalentemente della "grammatica" dei rapporti numerici, dove, come un orizzonte pressoché ineludibile, appare la "sezione aurea", il rapporto dimensionale dal quale l'artista, sia pure implicitamente, non può prescindere, pena l'assenza dell'opera o la sua cattiva riuscita.
In questa concezione non c'è posto per l'informale, ossia per quello che storicamente ha rappresentato il giro di boa dell'astrattismo razionale, e che ha caratterizzato, a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta, l'ultimo momento della sua parabola. "In un primo momento - ha scritto Dora Vallier(2) parlando dell'arte astratta in generale - l'astrazione geometrica aspira a un assoluto razionale. Il pittore è affascinato dall'impiego del tira-linee, e lo scultore è ossessionato dall'angolo retto. Entrambi si sforzano di dimenticare la propria particolare sensibilità per arrivare a forme espressive universali. E poiché rimane nei termini del razionale, questa branca dell'arte astratta tende a imporsi al nostro spirito in modo pressoché esclusivo, come se essa sola rappresentasse l'astrazione, mentre ne è tutt'al più una tappa, la prima, anche se con alcuni prolungamenti successivi, quando l'arte astratta ha già doppiato il capo dell'irrazionale. Ma in questa seconda fase dell'astrazione le definizioni si capovolgono e la chiarezza si fa problematica. È un bel convincersi che, sopprimendo il soggetto, sia al tempo stesso soppressa l'idea preconcetta delle cose, e che quindi l'astrazione geometrica e quella che geometrica non è si collochino entrambe dalla stessa parte, al di là delle apparenze: ciò che le diversifica si approfondisce. L'irrazionale rimane irriducibile al razionale. L'irrazionale e la sua fonte, il subconscio".







