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Una vita dedicata allarte
Tutta l'opera di Radice si mostra ancorata all'aspetto geometrico dell'astrattismo. Quando vi interviene la linea curva, cioè a partire dalle stesse composizioni per la Casa del Fascio - dunque a partire dagli anni Trenta -, questa rappresenta, sì, un superamento della rigidezza delle linee ortogonali, ma rimane naturalmente inserita all'interno di un modulo stilistico fedele all'orizzonte razionale, geometrico, senza tentazioni "deformanti".
Ma bisogna badare bene al significato profondo che questo esprit de géométrie assume in Radice. Valgano in proposito alcune fra le numerose testimonianze critiche che hanno seguito fin dall'inizio l'attività del pittore. Dino Bonardi(3), in una presentazione del 1943, così scriveva: "Mario Radice è uno dei più seri e preparati astrattisti italiani. Da anni coltiva con pertinace devozione questa forma d'arte che rivela a pochi il suo intimo modo di essere, le sue finalità superiori. Come i migliori, Radice scorge nella pittura di astrazione, la realizzazione della forma moderna dell'ordine nell'arte. Codesto rigido seguirsi e contrapporsi di ritmi geometrici, di volumi rigorosamente stabiliti, rivela bene il suo intendimento di opporsi all'avventura disordinata dell'impressionismo, all'arbitrio della deformazione, scatenamenti soggettivi di un 'io' staccatosi dalle superiori misure della natura e di Dio". L'ordine cui dunque si riferisce il critico non è quello della politica estetica fascista del tempo, ma quello che meglio esprime l'intima esigenza dell'artista. "Radice - concludeva Bonardi - ha servito questa causa con netta coscienza d'artista, con alta sensibilità di pittore puro che elabora nel segreto del suo mistico isolamento i materiali primi di un'astrazione di domani, già oggi suggestivi nel gioco profondo e palpitante dei toni e dei piani, nel mistero di ritmi disegnativi e di giochi cromatici che riecheggiano momenti di antichissime pitture e accennano alle riequilibrate forme di un'arte futura".





