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Una vita dedicata all’arte

Il senso acuto di una religiosità fortemente mistica che si alimenta costantemente degli aspetti misteriosi della natura costituisce in Radice il versante irrazionale, pulsionale, cui corrisponde, simmetricamente, il versante istituzionalizzato della sua arte, con la limpida e armonica riconduzione di ogni forma a un ordine e a una misura superiore. È in questo gioco dinamico fra interno ed esterno, fra esigenze pulsionali, puramente espressive, ed esigenze razionali, estremamente etiche, che si realizza l'opera di Radice. "La pittura di Radice - ha scritto Luciano Anceschi(4) in una presentazione del 1954 - nasce come dal sogno di una riscoperta geometrica e intellettuale delle forme nel rispetto di una legge morale ed estetica rigidamente ubbidita che impone un amore del colore castissimo, dominato, quasi umiliato".

D'altra parte, se è alle tenere scansioni liriche del colore che bisognerà demandare il compito di aprire tutta la gamma degli spiragli emotivi di Radice, ha ragione ancora Anceschi quando conclude, a proposito della "serena geometria" del maestro comasco, che essa "s'accende in improvvise discretissime illuminazioni di colore pitagorico". È come se il pudore tutto lombardo dei sentimenti di Radice trovasse nell'uso sapientemente parco, contenuto, del colore il modo migliore di articolarsi e lentamente svelarsi. Ma è questo anche il segno di una lombardità pittorica che ha precisi riscontri nella pittura del passato. A questo proposito Marco Valsecchi(5) - in una presentazione di Radice scritta nel 1962 - ha detto: "Ecco il senso non più tanto riposto di queste composizioni, di questi ritmi calcolatissimi nella chiarezza immaginativa, di questo colore così limpido e pure così mobile di interne vibrazioni dei dipinti di Radice. È necessario infatti intendere anche questo lato della pittura del nostro artista: la sottigliezza di percezione, anche dei più labili rapporti dell'immagine pittorica, non ha mai chiuso l'intervento di una freschezza emotiva. Ed ecco, infatti, dentro la serrata tarsìa, insinuarsi come un soffio d'atmosfera, un tenue palpitare di luce che rende più soffice e trasparente il colore. È una leggera palpitazione che vince la levigatezza marmorea, un fiato d'aria eguale a quello che intiepidisce certe incastellature geometriche o architettoniche dei maestri rinascimentali lombardi: Zenale, Bramantino: e senti che la meditazione del rigore formale non si attenua, ma trova una declinazione di immediatezza lirica, quasi un intimo stupore di aderire, oltre il particolare contingente, a un ordine totale di più sottili realtà e rapporti ideali".

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Ing. Gianfranco Magrini