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Una vita dedicata allarte
Anche Franco Russoli(7) - presentando una serie di disegni di Radice, nel 1962 - ha messo l'accento sulla capacità dell'artista di "trasferire nell'assoluto delle forme geometriche la vibrazione di vita, la realtà momentanea e affettiva di modelli di ogni ora". Ed è certamente questa fedeltà, questa adesione ai "modelli" della realtà di ogni momento del giorno anche se trasfigurata, anche se resa assoluta dal procedimento astrattivo, uno dei caratteri fondamentali dell'autonomia espressiva di Radice. "Il suo costruire privo di ogni aridità scientifica - ha scritto Luciano Caramel(8) in una nota del 1966 -, le sue scelte cromatiche, le sue palpitanti variazioni di toni, la sua stessa sensibilità ai valori della luce non sono infatti riducibili a semplici modulazioni formali, ma rivelano sempre la connessione con emozioni nate da un colloquio con le cose: un colloquio intimo e discreto, tipicamente 'padano', che è talvolta addirittura sottolineato dal ricorso ad esplicite allusioni semantiche". Per Caramel - ancora - è da qui che ha origine l'"elevatissimo grado poetico" presente nell'opera di Radice: "Proprio dalla continua comunione con la realtà (...) nasce non raramente quel senso di genuina spontaneità che sempre distingue i dipinti del Pittore, a dispetto, quasi, del rigoroso tessuto compositivo, che non solo non cristallizza o raffredda la primitiva emozione, ma invece la potenzia, purificandola da ogni indugio superfluo, portandola ad un elevatissimo grado poetico, immune da gratuite semplificazioni e caratterizzato dalla sorprendente varietà delle soluzioni espressive, sempre diverse appunto perché derivanti da un sempre rinnovato e rinnovante piegarsi sul creato".






