Advertise
Una vita dedicata allarte
Ma tanto questa passione didattica è strumentale alla chiarificazione delle conoscenze dell'artista quanto, per converso, è del tutto assente dalle sue opere che si manifestano come pura emozione intellettuale, come evento espressivo schiettamente poetico. Benché Radice si sia domandato fin dal principio della sua attività non figurativa quando un dipinto astratto possa ritenersi vera opera d'arte, cioè poesia, cioè ancora canto, egli però non ha fatto mai pesare sul suo lavoro l'importanza di questa domanda, che è essenziale, sì, alla preparazione dell'artista, ma è del tutto ininfluente ai fini dell'attuazione pratica di un'opera. Come riassunto di una lunga esperienza personale, Radice ha potuto individuare i requisiti fondamentali di un'opera d'arte astratta nei seguenti punti: elementi formali in ottima armonia fra loro, accordo cromatico esatto, ritmo formale evidente ossia comprensibile; tanto che mancando uno solo di tali requisiti il dipinto deve essere ritenuto semplicemente decorativo, cioè privo di vera arte e poesia (si veda in proposito la nota che Radice(11) ha scritto nel 1982 per presentare una cartella di serigrafie sue e di Michele Cascella). Unanime è però il riconoscimento critico della sostanza lirica completamente depurata da qualsiasi tentazione pedagogica che è presente in tutta l'opera di Radice. "Quella che Radice scopre - ha scritto ancora Paolo Fossati(12) - è la costruzione di una parola, di uno stilema: una parola rarefatta ed irripetibile, vergine di sollecitazioni e conseguenze logiche, pura. Una parola che fosse un sentimento, emozione ineffabile: e quindi puro atto poetico, incomunicabile, aristocratica. Il che contrasta di per sé con la didattica formale dei costruttivisti che conducono a una tale pregnanza i rapporti tra piani e linee e colore da farne un organismo rappresentativo, in sé modello comunicabile perciò; come contrasta con un naturalismo astratto che nel suo lirismo conduceva nel tessuto della pittura ragioni puramente emotive. Radice si defila dai primi per timore di ridurre a cristallizzazione prestabilita la pittura, resa così incapace di cogliere il mutare della pressione emozionale; e tende a superare la posizione naturalistica perché questa s'abbandona ancora ad una evenienza sensibile fine a sé stessa. Se in tal modo rinuncia a tal uni motivi di inquietudine e di irrequietezza tipici dell'avanguardia europea, rinuncia pure a un certo tipo di allegoria, per puntare tutto su quel travaglio sperimentatore che verrà sempre meglio in luce nei lavori più recenti, quando la regolata commozione nasce dal modo con cui naturalmente il risultato di un'operazione logica raggiunto per via di ritmo, viene immesso nell'ordine della poesia. Sicché quest'ultima vive per un'assolutezza che non è più per sottrazione o riduzione, ma per arricchimento e globalità: i segni del tempo restano fragrante intensità pur in una purezza senza tempo, ogni attimo di storia attinge la pienezza in personale meditazione: è un clima, un'atmosfera, un bisogno di presenza a se stesso, un fervore che rende al dato intellettuale la convivenza con il dato primario dei ritmi e delle forme della natura" .





