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Una vita dedicata allarte
Più di ogni altro grande superstite dell'astrattismo italiano degli anni Trenta (anni, del resto, per molti aspetti, cruciali per l'arte italiana, data la varietà delle proposte e delle soluzioni, prima della radicalizzazione del regime in campo estetico) con buone ragioni oggi Radice può ritenersi il superstite straordinario di una distruzione altrettanto straordinaria, inopinatamente compiuta sulla "pelle" di uno dei più schivi e appartati artisti italiani del '900. Nel corso delle conversazioni con Radice ho notato con quanta serenità egli abbia ricordato l'episodio, rievocando anche l'intervento dell'avvocato Virginio Bertinelli, prefetto di Como nei giorni della Liberazione, giunto tardi a impedire quel disastro. Ho avvertito, sì, in Radice l'amarezza per la perdita ma anche l'immediata sublimazione del fatto attraverso il ricorso alla spensieratezza giovanile, alla fiducia mai smessa nelle proprie forze: ciò che non lo avrebbe fatto soffrire più di tanto.
Spesso mi è accaduto di pensare come nel destino artistico di Radice sia entrata in gioco, più volte, una sorta di strana perfidia: anche la grande scultura denominata "Fontana di Camerlata" - progettata insieme con Cesare Cattaneo per il piazzale, appunto, di Camerlata a Como fra il '34 e il '35, ma costruita a Milano nel Parco Sempione in occasione della VI Triennale Internazionale di architettura e arti decorative nel '36 - è stata completamente distrutta da un bombardamento aereo degli Alleati nell'ultimo anno di guerra. La Fontana sarà ricostruita nel '60 a Como, tale e quale, e con il vantaggio "filologico" del luogo per il quale era stata fin dal principio ideata, ma non potrà più fare a meno di alludere alla sua primitiva messa in opera.







