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Una vita dedicata allarte
La perfidia dell'assenza, da intendere sia come distruzione che come scomparsa, non ha risparmiato a Radice il campo degli affetti più grandi e - dal punto di vista professionale - più produttivi: nel '43, a distanza di poche settimane l'uno dall'altro, vennero a mancargli improvvisamente i compagni privilegiati di tante discussioni e collaborazioni, Giuseppe Terragni (il 19 luglio) e Cesare Cattaneo (il 24 agosto); e non si può tralasciare che già nel '27 gli era morto, appena trentenne, il fratello Pietro, al quale era stato molto legato e insieme al quale aveva potuto sensibilmente ampliare i propri orizzonti culturali.
Emblematicamente questa assenza - o, meglio, questa serie di assenze - induce a far riferimento a una specie di frattura intermedia fra un "prima" e un "dopo" fortemente rilevati. Da una parte c'è una stagione espansivamente felice benché a livello critico contrastata, protesa soprattutto alla realizzazione di un progetto artistico che trovava la sua consacrazione ufficiale in un'opera destinata al pubblico, e per questo essa stessa bene pubblico (quale, appunto, era stato l'insieme degli interventi nella Casa del Fascio), una stagione estesa inoltre al godimento degli effetti che una realizzazione del genere avrebbe procurato all'autore nel decennio successivo (con la serie, per esempio, dei dipinti siglati "R.S.", "G.R.V.", "Q.V.", "S.B." e "Crolli", eseguiti all'incirca dal '35 al '45, nei quali - come in proposito ha osservato Guido Ballo(13) - ha luogo di preferenza l'uso del triangolo che dà forma a una struttura piramidale aperta e a ritmi compositivi del tutto nuovi, dopo il precedente impiego degli "incastri ortogonali" e il passaggio allo "sviluppo della curva").






