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Una vita dedicata allarte
In effetti la lunga storia di Mario Radice - e ora che il maestro comasco si avvia felicemente verso i novant'anni possiamo ben dirlo - non è solo la storia di una vita interamente dedicata all'arte, ma è anche la storia dello sviluppo autonomo di una concezione, e tradizione, ben precisa dell'astrattismo europeo. Ossia di quella concezione, e tradizione, che - con l'occhio dello storico odierno, ossia dopo l'inevitabile riesame in toto dell'opera di Radice, e quindi badando sia all'esperienza dell'astratto che a quella del figurativo, sia alla versatilità degli interventi che alla pluralità delle tecniche utilizzate (dai disegni ai dipinti, agli affreschi, ai mosaici), sia al ricorso costante alla pittura che a quello pur saltuario alla scultura e perfino all'architettura - è certamente riconducibile, in termini di linguaggio generico e di comuni scelte non figurative, all'area del - per dir così - "dialogo progettuale" Mondrian-Van Doesburg (con la corte di suggerimenti provenienti, nel Radice ancor giovane, dalla lettura di libri come La peinture moderne di Ozenfant e Jeanneret - il futuro Le Corbusier - o Estétiques des proportions dans la nature et dans l'art di Ghika).






