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Conversazioni
- Ma cosa era andato a fare in Francia?
- Era andato a Strasburgo, per lo più, a fare il contadino, il muratore... Tornava con le idee cambiate...
- Torniamo al discorso sulla sua religiosità, ricuperata verso i quarant'anni...
- Voglio ricordare com'è avvenuto di fatto questo mio ritorno alla religione. Una domenica mattina incontro il mio amico Terragni, l'architetto Giuseppe Terragni. "Dove vai così di corsa?" faccio io. E lui: "A messa". Parlava così, quasi a monosillabi. Poi aggiunge: "Be', che fai, vieni anche tu?" E io ci sono andato. Così ho ripreso i miei contatti con il Padreterno. Terragni era un cattolico praticante. Da allora, si andava sempre insieme a messa nella basilica del Crocifisso in viale Varese.
- Lei ravvisa nelle sue opere un certo riflesso di questa ricuperata religiosità?
- Non ho mai pensato a una cosa simile, perché non sono mai stato ateo, quindi un conto è ritornare a essere praticante più o meno regolarmente e un conto è essere ateo...
- Ma Lei non trova nella sua opera qualche nota di misticismo, di interiorità religiosa, qualcosa del senso religioso che Lei sente nella natura, nell'universo?





