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Conversazioni
- Lei poco fa diceva che i contadini, tante volte, saldavano i debiti arretrati quando veniva l'annata buona per i bachi da seta...
- Sì, perché l'allevamento del baco da seta è un rischio, sempre. I bachi nascono in maggio e finiscono in giugno quando hanno fatto il bozzolo e vi si sono rinchiusi. Allora per ogni contadino andava bene se aveva foglie di gelso a sufficienza. Se non aveva abbastanza gelso, doveva comprarlo altrove, e allora era un disastro perché veniva a costare il triplo. Il contadino doveva comprarlo e pagarlo subito. Poi la cura del baco richiedeva una temperatura costante tra i quindici, sedici gradi centigradi, non doveva andare mai sotto i quattordici e non superare i diciotto. Il baco, che era la specialità di quella zona - al confine con la provincia che attualmente appartiene a Varese -, è delicatissimo e risente delle variazioni di temperatura. Se per esempio il contadino si dimenticava di chiudere le finestre, o di aprirle, quando andava a guardare i bachi, metà erano morti. E siccome non poteva ormai ricominciare daccapo, metà del raccolto se ne andava. Ed era un disastro perché vi lavoravano per quaranta giorni tutti quanti, a raccogliere le foglie di gelso e a portarle lì, a pulire continuamente perché i bachi se non sono puliti non fanno la seta... La temperatura andava tenuta con le stufe sempre accese, e allora ci doveva essere in ogni locale il termometro... Per quaranta giorni si trattava di un rigore quasi militare, e lavorava tutta la famiglia, dai vecchi di cento anni ai bambini di sette, otto... Quando andava bene, andava bene per tutti; male, male per tutti. A quei tempi, quel periodo di maggio e giugno era terribile, io me lo ricorderò sempre...





