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Conversazioni
- È l'Istituto "G. Carducci" di via Cavallotti. Questo Istituto, lo aveva fondato l'ingegner Enrico Musa... Enrico Musa è stato uno dei personaggi più importanti di Como, proprio perché ha fondato l'Istituto "Carducci", che è un istituto di scuole serali in cui si insegnano quasi tutte le discipline; oggi vi si fanno soprattutto corsi di lingue, e non si fa pagare quasi niente agli allievi... L'ingegner Musa ha progettato e fatto costruire esclusivamente a sue spese lo stabile. La mia ammirazione per lui è questa: ha sacrificato probabilmente i due terzi del suo patrimonio per realizzare quest'opera, che è forse unica in tutta Italia. Lui era di famiglia ricca, era un setaiolo; ma per far questo Istituto ha dato fondo praticamente a tutte le sue risorse. I suoi colleghi industriali, qui a Como, lo ritenevano un matto. Un giorno - molti anni dopo, naturalmente - mia moglie è andata da lui per comprare un taglio di seta. L'ingegner Musa mi conosceva perché io ero amico e quasi coetaneo di uno dei suoi figli, Mario, insieme al quale ero andato sotto le armi nella prima guerra; però non conosceva ancora mia moglie, non l'aveva mai vista. Quando le ha domandato chi fosse, lei gli ha detto: "Sono la moglie di Mario Radice". "Mario Radice, il pittore?" "Si" risponde lei. "Bene," le ha detto lui in dialetto "che la se regorda che a Com mì e il so' marì sem semper pasà per matt!" E mia moglie, questa frase, non se l'è più dimenticata... È stato l'unico industriale qui a Como a fare una scuola per operai, per povera gente. È importante... Anche un famoso industriale, grande dieci volte più di Enrico Musa, che si chiamava Francesco Somaini, ed era il nonno dello scultore Somaini, ha fatto costruire qualcosa per la città: il Tempio Voltiano, che ha pressappoco lo stesso valore di spesa dell'Istituto "Pro Cultura Popolare". Però questo Somaini non ha dato fondo al suo patrimonio come il Musa, appunto perché era molto più ricco, e allora la sua azienda era fiorente... Il figlio di Enrico Musa, Mario, una volta, commentando l'impresa paterna, mi ha detto: "Mi resti büff!", insomma "Io resto al verde!" voleva dire...






