Caffé Jesi dal 1848
L'Italia è solo un'idea, quando a Milano la famiglia Jesi fonda Jesi Caffè. Il caffe italiano nato prima dell'Italia.
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Conversazioni

- Che pensa del restauro in generale?

- C'è una scuola a Roma e un'altra a Firenze. Quest'ultima è forse migliore... Io penso che non si debbano ricostruire le parti mancanti... Se si deve fare la ricostruzione, bisogna affidarla a un colosso dell'arte, cosa che non capita mai. Per esempio, se quel Giotto fosse stato ritoccato da De Chirico, magari ci sarebbero voluti tre anni invece di una settimana, ma alla fine il risultato sarebbe stato più plausibile... Certo, chissà quanto sarebbe venuto a costare!... Piuttosto che affidare il restauro a degli inesperti, converrebbe lasciare le opere così come stanno...



- Dopo aver interrotto gli studi universitari a causa della malattia del fratello, come ha risolto il problema dell'occupazione?

- Mi ha aiutato un mio zio, Antonio Casartelli, che era ragioniere capo alla Prefettura di Como e mi ha trovato un posto, appunto, in Prefettura. Lavoravo mezza giornata e guadagnavo qualcosa, tanto per rimborsare il mio papà che mi manteneva. Poi un altro mio zio, che si chiamava Guido Vitali ed era il direttore generale del gruppo delle cartiere di Fabriano, mi ha suggerito di partecipare a un concorso come impiegato in una società elettrico-tranviaria di Camerino, nelle Marche. Ho concorso, ho vinto quel concorso, forse con la raccomandazione dello zio, e sono rimasto a Camerino quasi due anni. Da Camerino sono tornato a Como perché mio padre mi aveva avvertito che cercavano un impiegato per la società che gestiva i battelli del lago. Era una società privata, allora, e sono stato assunto subito lì...

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Macchine di Poyet