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Mario Radice

Conversazioni

- Romagnano è un paese piccolo, si fa in fretta a conoscersi. Abbiamo fatto amicizia e ci frequentavamo, andavamo al teatro insieme o facevamo la passeggiata fino alla stazione ferroviaria, che era la passeggiata del paese. Ci incontravamo quasi tutti i giorni, mangiavamo allo stesso ristorante e io per farmi ben volere da lei facevo delle mattane simpatiche...

- Mattane?

- Sì, per esempio mi mettevo a mangiare al ristorante con l'ombrello aperto: cose così, per ridere, eravamo giovani, si capisce, molto spensierati. Lei aveva ventiquattro anni, io venticinque, a quell'età si è svelti a far nascere le simpatie. Un giorno io le ho detto: "Guarda che a Cantù, vicino a Como, c'è un concorso per una cattedra di matematica in una scuola". "Be', potrei farlo" mi ha risposto lei. Ha fatto il concorso ed è riuscita la prima, e quindi ha avuto la cattedra. A Romagnano invece aveva solo il posto di supplente. Così abbiamo continuato a frequentarci. Un giorno ci siamo incontrati in treno, in una carrozza di terza classe, perché viaggiavamo sempre in terza sia io che lei. Ci siamo messi a chiacchierare e a un certo punto le ho detto queste precise parole: "Be', io mi sono reso conto che non posso perderti, quindi non mi resta che sposarti!" Proprio così. Tiro fuori un calendario dalla tasca, glielo do in mano e dico: "Cerca il giorno che ti va bene: per me van bene tutti". Lei è venuta letteralmente giù dalla luna, perché, pur provando molta simpatia per me, mai e poi mai pensava al matrimonio. Non aveva mai avuto la smania di sposarsi , forse anche per questo mi ci ero affezionato. Così pure non ha mai avuto la smania dei soldi, perché il mio papà era proprio al verde in quel periodo: se lei pensava ai soldi, io potevo star fresco. Insomma lei è rimasta un po' interdetta, perché ci si gioca la vita sposandosi, non è uno scherzo. Allora mi ha risposto: "Guarda che io non sono sola al mondo, ho un papà e una mamma, dovrò pure consultarmi con loro, non ti pare?" Io ho trovato che era giusto e ho detto: "Verrò a farmi vedere dai tuoi". Difatti sono andato a casa sua e mi sono fermato una giornata intera. Sono andato ancora altre volte finché lei non ha detto al suo papà: "Che te ne pare?" E il suo papà ha risposto, molto semplicemente: "Io capisco che tu sia innamorata di lui, perché è un ragazzo simpatico; però non è il partito migliore fra tutti quelli che ti sono capitati finora!" Lei si è sentita cadere le braccia, però il suo papà, da uomo intelligente, le ha anche detto: "È la tua vita, te la devi vivere tu; io non ti obbligherò mai a sposare un uomo che non ti piace". E questa era una cosa ben detta. Lei ci ha pensato su e poi mi ha sposato.

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